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Taranto, s'impenna l'inquinamento dall'ex Ilva. Peacelink: "Produzione e al minimo, qualcosa non va"

Potrebbero rientrare nei valori assoluti dei limiti consentiti. Ma i dati pubblicati da Alessandro Marescotti sulle variazioni delle emissioni di sostanze inquinanti provenienti dall'acciaieria ex Ilva di Taranto nel mese di aprile segnalano comunque una preoccupante inversione di tendenza. Un ritorno al passato che vede ad esempio i valori del benzene, potente cancerogeno, aggirarsi attorno a una media di un microgrammo per metro cubo d'aria. Livello mai raggiunto nel mese primaverile negli anni successivi al 2014. Il Valore limite è di 5 microgrammi annui.
"Nelle centraline Arpa di via Orsini e via Machiavelli nel quartiere Tamburi - spiega il presidente dell'associazione Peacelink - l'aumento rispetto all'anno precedente è dell'81 per cento". Quella Meteo Parchi, che si trova sul recinto e quindi al confine tra la fabbrica e la città, segnala addirittura un più 213 per cento di emissioni della stessa sostanza rispetto all'aprile 2019. Valori già validati da Arpa Puglia, estratti dalla banca dati pubblica dell'agenzia, che però non sono stati elaborati in termini percentuali come invece diffusi da Peacelink.
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"Le polveri sottili Pm 2,5 - evidenzia ancora Marescotti - risultano in incremento del più 78 per cento nella centralina, sempre nella centralina Meteo Parchi. E tale incremento rispetto al mese di aprile dell'anno scorso si è riverberato sul quartiere Tamburi dove si è registrato un più 38 per cento di Pm 2,5 in via Orsini".
I fattori che influenzano questi andamenti possono essere diversi, a cominciare dalle variabili meteo e del vento. Rimane però il segnale che qualcosa all'interno della fabbrica si sia inceppato. Già lo scorso febbraio c'erano stati sforamenti abnormi di anidride solforosa, con l'intervento di un'ordinanza del sindaco. Nella seconda metà di marzo è stato fermato l'Altoforno 2, mentre hanno continuato a marciare Afo1 e Afo4. Nel frattempo con l'emergenza Covid il Prefetto ha imposto il limite tecnico di 8 mila 500 tonnellate di produzione di ghisa giornaliera. L'acciaieria Mittal viaggia infatti attorno alle 8 mila tonnellate, anche sotto quel limite. A ciò si aggiunge la riduzione del personale del periodo dovuta all'emergenza Covid, con circa 3.500 addetti al lavoro rispetto agli oltre 8 mila in organico, che hanno causato problemi di manutenzione e presidio degli impianti. Circostanze che possono aver provocato l'aumento di emissioni.
Proprio a cavallo della Fase 1 dell'emergenza Coronavirus i sindacati avevano lanciato l'allarme sulla riduzione di personale e riforniture relativi alle manutenzioni degli impianti, segnalati come sempre meno tempestivi, e il timore che Mittal stia preparando la sua fuoriuscita.
"La copertura dei parchi minerali - sottolinea ancora Marescotti - trattiene solo le polveri grossolane. Ciò dimostra che la copertura non annulla la minaccia alla salute costituita dalle polveri sottili di origine industriale, molto più tossiche rispetto alle polveri sottili da traffico che anche a concentrazioni inferiori rispetto ai limiti di legge - aggiunge Marescotti - continuano a rappresentare nel quartiere Tamburi di Taranto un rischio sanitario non accettabile, producendo un eccesso di mortalità rispetto all'atteso".
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