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Coronavirus, dall'idea di una liceale disegni colorati in aiuto alla terapia intensiva di Parma

Ci sono buffi disegni dai colori accesi ad aiutare a comunicare i pazienti in terapia intensiva dellospedale di Parma gestiti dalla primaria della II anestesia e rianimazione Elena Bignami.
Liniziativa, nata dall'estro creativo della giovane Matilde, figlia della dottoressa anestesista e rianimatore Cinzia Fornaciari, ha avuto così successo che ora viene utilizzata anche in altre terapie intensive come quella del San Raffaele di Milano.
Come racconta la primaria Elena Bignami, "i nostri pazienti sono in gravi condizioni, spesso non riescono a muoversi bene, ma di solito riescono a indicare le lettere per comunicare con noi. Questo comporta comunque fatica. Sono pazienti che erano a casa e improvvisamente si sono trovati a stare male e si svegliano dopo 20 giorni in un ambiente completamente diverso e per certi versi ostile. Attraverso questi disegni per loro è molto più facile dialogare. Sono colorati e allegri, fanno sorridere e riescono a offrire un una realtà meno triste".
Coronavirus, dall'idea di una liceale disegni colorati in aiuto alla terapia intensiva di Parma

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Immagini che ricordano lo stile dellartista statunitense Keith Haring e che sono nate grazie a "una liceale che invece di lamentarsi perché non può andare a scuola o uscire con i suoi amici, ha capito bene il dramma che stiamo vivendo negli ospedali e ha chiesto a sua madre come poteva essere daiuto - racconta la dottoressa Bignami -. Lei disegna molto bene e ha pensato a questi omini colorati con le frasi principali che usiamo con i pazienti gravi Covid. Hai fame?, hai freddo?, la tua famiglia sta bene, stai guarendo! Sono un aiuto importante sia per noi medici che per i pazienti".
Dopo lunghe settimane di emergenza, ora si tira un piccolo respiro di sollievo. "Stiamo vedendo negli ultimi giorni una riduzione del numero dei ricoveri per Covid. Il distanziamento sociale sta dando i suoi frutti e il numero dei malati, soprattutto quelli gravi, è diminuito. Ne restano comunque tanti ospedalizzati perché la degenza sia in terapia intensiva che in rianimazione è molto lunga. Al momento per la II anestesia e rianimazione abbiamo cinque pazienti, mentre nei padiglioni ci sono ancora qualche centinaia di malati di cui una ventina gravi".
Il lavoro della II anestesia e rianimazione di Parma nella lotta contro il virus, infatti, vede la gestione di otto posti letto in terapia intensiva "che saranno dedicati ai pazienti gravi da Covid-19 fino a questa settimana. Poi vedremo nella fase 2 con la ri-organizzazione dellospedale" continua Bignami.
Inoltre i medici del reparto danno supporto nei padiglioni dellospedale e in sala operatoria per i le persone Covid positive.
Coronavirus, dall'idea di una liceale disegni colorati in aiuto alla terapia intensiva di Parma

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Al calo dei contagi, si affaccia ora la necessità di prepararsi e organizzare tutto lospedale per la fase 2. "Lo studio di questa ri-organizzazione ci sta impegnando molto, soprattutto a livello mentale. Mentre cerchiamo di curare la coda della prima ondata, adesso dobbiamo pensare a come adattare tutti i reparti e avere corsie separate per i pazienti normali da quelli affetti da Covid. Non abbiamo mai smesso completamente di occuparci anche degli altri, ma ora dobbiamo tornare ad assicurare terapie e funzioni per tutti i pazienti e in sicurezza".
Tra le ipotesi del mondo scientifico e non solo, avanza la constatazione che il decorso della malattia per gli ultimi contagiati sembra essere meno grave rispetto agli inizi della pandemia.
"Cè chi lo sostiene - osserva la dottoressa Bignami - ne parlavo in questi giorni con il primario di terapia intensiva del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, ma non ne sono certa. Sicuramente i dottori e il personale sanitario ora sono più preparati sulla malattia rispetto a qualche settimana fa. A Parma, la collaborazione con la responsabile delle degenze Covid, Tiziana Meschi, ci ha aiutato moltissimo. Lei è la nostra esperta sul virus, il nostro faro nella notte, e ha portato a conoscere meglio i malati, sapere chi curare e come. Siamo quindi più bravi noi medici. Non so se il virus è cambiato".
Ma lo sforzo più grande da inizio pandemia - oltre alla poca conoscenza del virus, alle difficoltà tecniche per il raddoppio dei posti letto in pochissimo tempo, la ricerca di nuove risorse e lo sconvolgimento di tutte le procedure ospedaliere - è sicuramente quello di superare lo stress psicologico da parte del personale sanitario.
"È vero, noi siamo abituati in rianimazione ad avere pazienti gravi commenta Bignami - ma non siamo abituati ad averne così tanti e tutti insieme. Senza inoltre conoscere bene il nostro nemico. Cè stato un grande senso di impotenza. Abbiamo visto i pazienti soffrire molto. E questo è proprio quello che nella nostra carriera cerchiamo di evitare in tutti i modi. Non ci piace vedere le persone soffrire, questa emergenza labbiamo vissuta molto male".
"Ho visto colleghi piangere, portarsi a casa la storia dei pazienti, prendersi a cuore le famiglie di questi. Abbiamo imparato a conoscere mogli, mariti, fratelli e sorelle, figli che magari prima non si parlavano con i genitori e ora hanno ritrovato il rapporto daffetto. Non abbiamo fatto da psicologi perché non è il nostro mestiere, ma abbiamo fatto da collante tra i malati e i loro cari. I pazienti sono diventati sicuramente la nostra seconda famiglia. Il rapporto dei medici con i malati è diventato molto più unito, umano, meno tecnico".
"Gli anestesisti trattano di solito con i ricoverati addormentati in sala operatoria, oggi dobbiamo invece approcciarci con loro tutto il giorno, quando sono svegli e spaventati. Sono convintissima che ci sia stato un prima e ci sarà un dopo, e nel dopo ci ricorderemo bene di questo momento difficile passato insieme".
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Il duro lavoro dei medici e personale sanitario viene poi ripagato quando i pazienti guariscono "sono molto riconoscenti. Alcuni ci chiedono un abbraccio, altri di fotografare i nostri occhi per non dimenticarli. Siamo infatti tutti bardati, coperti da tute e mascherine, e gli occhi sono lunica parte di noi che possono vedere".
"E ancora c'è stato chi ci hanno fatto promettere che, quando sarà tutto finito, li andremo a trovare a casa. Due signori vicini di letto, per esempio, hanno deciso che questa avventura li unirà per sempre. Ci hanno anche invitato per fare una cena tutti insieme. È molto gratificante. Sicuramente siamo dei medici migliori ora, ma soprattutto siamo delle persone migliori".
"Da due anni e mezzo sono qui a Parma - conclude la dottoressa Bignami - lemozione in questi giorni è molto forte e faccio fin fatica ad esprimere al meglio la riconoscenza nei confronti del mio team. È un gruppo fantastico, nessuno si è risparmiato, compresi gli specializzandi. Questo dà tantissima speranza".
La I e II anestesia e rianimazione vedono rispettivamente 43 e 35 dottori, più una cinquantina di specializzanti. "Siamo una bella famiglia numerosa".
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