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Milano, i fratellini rom fanno i compiti fuori dalla roulotte: niente lezioni online, ma penna e quaderno

Rebecca e Mattia sono due alunni della scuola elementare "Arcadia" di Milano. Sono fratelli, hanno 8 e 11 anni, e vivono in un campo rom. Ogni mattina escono dalla loro roulotte, si mettono al sole, aprono i libri di scuola e cominciano a fare i compiti. Da soli. Non hanno computer, né tablet, né connessione internet. Ma non si arrendono: seduti uno di fronte all'altro si aiutano, fanno i loro esercizi, provano a restare al passo con gli altri studenti. Per loro l'invito "restate a casa" si traduce in restare chiusi in una roulotte di pochi metri quadri e la scuola a distanza è veramente a molta distanza. L'assenza di supporti tecnologici infatti li esclude da ogni contatto con gli insegnanti. E la loro foto, chini sui quaderni, sta facendo il giro del web.
Rebecca e Mattia sono due bimbi milanesi che vivono con i genitori e la sorellina più piccola in una roulotte del "Villaggio delle rose", il campo di via Chiesa Rossa, alla periferia di Milano. A raccontare la loro storia è Toni Deragna, abitante del villaggio e membro fondatore del movimento "Kethane, rom e sinti per l'Italia" "Rebecca e Mattia vanno alle elementari e come tutti gli altri bambini del Paese da oltre quaranta giorni non possono frequentare la scuola. Per loro restare chiusi dentro la roulotte tutto il giorno è davvero difficile così, rispettando tutte le regole, si siedono appena fuori, su dei cuscinoni e si mettono a fare i compiti. Il problema è che non hanno alcun computer per tenersi in contatto con la scuola, né smartphone. Ma non per questo vogliono smettere d'imparare e di studiare. Anche le materie che stanno loro più antipatiche. Anche la matematica. I genitori li aiutano come possono, ma per il resto devono fare tutto da soli, aiutandosi tra loro".
A suonare l'allarme sulla situazione dei campi rom, sotto l'emergenza coronavirus, sono da settimane molte associazioni impegnate sul fronte dell'assistenza, a partire dall'Associazione 21 luglio, che a metà marzo ha scritto a sindaco e prefetto di Roma per denunciare, tra l'altro, che "la sospensione dell'attività scolastica e l'impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un'eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento, in rapporto ai coetanei e agli insegnanti".
"Nel Villaggio delle rose di Milano vivono una sessantina di famiglie, con tante situazioni differenti: in molti hanno un lavoro in regola, altri in nero e purtroppo non manca chi delinque - spiega Deragna - e soprattutto ci sono tanti bambini che si trovano nelle stesse condizioni di Mattia e Rebecca, per questo stiamo cercando di organizzare con la scuola e il comune di Milano un maggiore supporto. Intanto i due fratellini continuano da soli i loro compiti. Si arrangiano, ma non si arrendono".
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