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Latina, otto arresti per spaccio di droga. C'e anche il padre di Desiree

Un ampio giro di spaccio di droga, estorsioni nei confronti di tossicodipendenti morosi e anche un attentato nei confronti del maresciallo dei carabinieri che con le sue indagini ostacolava gli affari. Questo il quadro in cui si sono mossi gli investigatori nell'inchiesta denominata "Buffalo", l'ennesima sul sempre fiorente mercato delle sostanze stupefacenti a Cisterna di Latina, e questa mattina hanno eseguito otto arresti.
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A finire in manette anche Gianluca Zuncheddu, il padre di Desireé Mariottini, la sedicenne drogata, violentata e uccisa a Roma, in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo, nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018. Per quel terribile omicidio quattro stranieri che vivevano nel fatiscente edificio di via dei Lucani, sono attualmente imputati davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Roma.
I rapporti tra la madre di Desirée e Zuncheddu da tempo non erano buoni. Per lui, dopo aver cercato con modi bruschi di far uscire la figlia da certi "giri", era scattato anche il divieto di avvicinamento. Consumatasi la tragedia a San Lorenzo non si dava pace. Ora, dall'inchiesta "Buffalo", emerge per l'ennesima volta che proprio Gianluca Zuncheddu in terra pontina sarebbe uno dei protagonisti di certi "giri". Il 39enne, volto noto alle forze dell'ordine, già nel 2012 era stato ritenuto al vertice di un gruppo che aveva trasformato il suo quartiere, San Valentino, a Cisterna, in una sorta di Scampia, con tanto di vedette pronte a dare l'allarme agli spacciatori alla vista delle auto dei carabinieri. Nelle nuove indagini il quadro è analogo.
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I militari dell'Arma hanno iniziato a indagare nel mese di febbraio 2018, otto mesi prima della morte di Desireé, dopo aver ricevuto una richiesta di aiuto da un giovane di Cisterna, aggredito per costringerlo a pagare un debito di droga contratto da un suo cugino. Gli investigatori si sono imbattuti in un'attività ampia di spaccio di cocaina, marijuana e hashish, droga consegnata a clienti selezionati, che prendevano con gli spacciatori appuntamenti telefonici e che si incontravano con loro in zone sempre diverse, per cercare di sviare eventuali indagini. Un mercato che avrebbe avuto come organizzatore proprio Zuncheddu, impegnato nei rifornimenti di sostanze stupefacenti per i pusher. Il 30 giugno 2018 sono stati quindi arrestati in flagranza di reato tre spacciatori, trovati con circa due etti di marijuana. Uno di loro è Luca Di Noia e un altro è suo padre Carmine, fratello di Antonio. Le attività dei carabinieri creano problemi al gruppo e proprio Antonio Di Noia, insieme all'ex cognato Vincenzo Avagliano, sarebbero i responsabili di una serie di intimidazioni nei confronti degli investigatori.
Prima i due, procuratasi una Smart bianca rubata grazie a Stefano Speranza, avrebbero fatto una serie di sopralluoghi per individuare le auto private dei carabinieri impegnati nelle indagini e poi, il 19 maggio 2018, sarebbero stati sempre loro a sparare quattro colpi di pistola contro l'auto del maresciallo che dirigeva le stesse indagini. Nell'ambito dell'inchiesta sono emersi infine elementi che fanno ipotizzare agli inquirenti la programmazione da parte del gruppo criminale di altri gesti intimidatori nei confronti degli investigatori della locale stazione e anche verso i familiari di quest'ultimi. Raccolte prove anche su una serie di aggressioni e minacce di morte subite dalla compagna del 24enne Simone Amabile, all'alba di oggi i carabinieri della stazione di Latina e del reparto territoriale di Aprilia hanno eseguito otto misure cautelari disposte dal gip di Latina, con accuse che vanno dalla tentata estorsione alle lesioni aggravate, dallo spaccio di droga al porto abusivo di armi da fuoco, dal danneggiamento aggravato alla ricettazione, fino ai maltrattamenti in famiglia.
In carcere sono così finiti Gianluca Zuncheddu, Antonio Di Noia, Vincenzo Avagliano, Stefano Speranza e Franco Iacomussi, mentre ai domiciliari sono stati messi Luca Di Noia, Simone Amabile e Sandro Amabile, fratello di Simone, tutti di Cisterna di Latina, tranne Speranza, l'unico apriliano del gruppo.
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