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Parma, una famiglia aperta nel tempo della quarantena: "Siamo in nove, incasinati e contenti"

"Da quando hanno chiuso le scuole, la casa è diventata improvvisamente molto piccola, pur essendo grande: in famiglia siamo in nove e ti accorgi che i figli, dentro casa, lievitano !": la voce allegra, percorsa da una nota di affettuosa ospitalità come se mi stesse invitando a entrare nella sua casa mentre mi risponde al telefono, è quella di Giusi, 42 anni, siciliana di origine che a Parma ha realizzato il suo sogno di famiglia aperta.
Giusi Amore e Tullio Manca si sono sposati nel 2006 e vivono a Parma dal 2008, anno in cui lei, epidemiologa veterinaria, vince un concorso allEfsa.
Lui è medico rianimatore e lavora allospedale Maggiore, in terapia intensiva. Come si riorganizzano i tempi, gli spazi e i ruoli in una famiglia che ha fatto dellapertura la sua vocazione in tempi che impongono invece una chiusura ?
"La nostra è una grande famiglia: abbiamo cinque figli, dal più grande di 17 anni al più piccolo di 20 mesi, i primi due in affido da 9 anni e i tre piccolini adottati. Sono tutti figli, figli che sentiamo profondamente nostri, nel cuore e nella carne: quando ami qualcuno, è lamore che crea lappartenenza. Fanno parte della nostra famiglia anche due ragazze, una nigeriana e laltra di origine magrebina, che per noi sono come figlie maggiori: non solo i piccoli, ma anche i grandi, hanno bisogno di una famiglia. Da un giorno allaltro ci siamo trovati con le scuole chiuse e, come tutte le famiglie, abbiamo dovuto affrontare questo cambiamento repentino della quotidianità. Il nido, la materna, la scuola media, i vari sport, dalla danza al flag football e al calcio: allimprovviso non cera più nulla e abbiamo dovuto reinventarci le giornate. Una bella fatica !".
Essere una famiglia aperta è un desiderio che nasce ancora prima di sposarsi, quando Giusi e Tullio, allora fidanzati, sentivano che le varie esperienze di volontariato fatte insieme, dal servizio in strada con i senza fissa dimora, dai rom ai bambini in ospedale, pur bellissime lasciavano nel cuore "come una strana nostalgia di un di più a cui allora non riuscivamo a dare un nome".
Parma, una famiglia aperta nel tempo della quarantena: "Siamo in nove, incasinati e contenti"

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Quel di più lo hanno trovato anni dopo seguendo il carisma di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, per cui vivere il Vangelo significa "condividere direttamente la vita degli ultimi aprendo le porte della propria vita e del proprio cuore a chi ha bisogno, a chi è più fragile. Ci siamo così aperti allaccoglienza di persone in difficoltà di diverse culture, provenienze, religioni. Due ragazzi profughi del Gambia, una mamma marocchina con i suoi tre bambini, diverse ragazze. Siamo una famiglia aperta, ma restiamo una famiglia normale. Con le fatiche, le gioie e le preoccupazioni di tutte le famiglie. E con tanta bella confusione sì, di confusione forse ne abbiamo un po più del normale" - ride.
Per poter seguire meglio i bambini, due dei quali hanno fragilità che richiedono una maggiore dedizione, Giusi lavora part-time e da subito ha potuto attivare il tele-lavoro: "All'Efsa siamo andati subito in smart working e quindi sto lavorando al mattino da casa. Prima della quarantena avevamo già un aiuto dal Comune grazie al progetto 'A casa con sostegno' rivolto a famiglie che hanno figli diversamente abili. Venivano educatrici per due pomeriggi alla settimana per sostenerci nella gestione familiare e due mattine per gli accompagnamenti alle terapie mentre noi lavoriamo. In questo periodo di quarantena, le responsabili del progetto sono state molto flessibili e anziché diminuire hanno aumentato le ore di assistenza, riorganizzandole su 5 mattine".
"Siamo molto grati dell'aiuto - prosegue Giusy -. Trovare una baby sitter è impossibile e senza questo intervento sarebbe stato molto complicato per me continuare a lavorare. Una disponibilità andata a beneficio in particolare di Tullio che come rianimatore è impegnatissimo sul lavoro, permettendogli così di recuperare le forze dopo i turni di notte o in vista di turni pomeridiani. Con lemergenza sanitaria il suo lavoro è diventato molto più impegnativo, sia dal punto di vista professionale che emotivo. I pazienti covid sono soli: a medici e infermieri viene chiesto di essere anche fratelli, genitori, per alleviare questa solitudine profonda. I turni di rianimazione covid sono molto duri ma in questo si rivela anche il senso profondo della professione medica".
A casa si collabora tutti e si scoprono inedite disponibilità e spiragli di bellezza nei gesti più ordinari: "Adesso si fa a gara per andare a buttare la spazzatura la sera. Poi cogliamo loccasione per passeggiare nel cortile di casa e guardare il cielo di notte. Piccole cose che magari prima non facevi ma che adesso non sono più scontate. Nostra figlia Giulia, 14 anni appena compiuti, ci stupisce per la forza e la maturità con cui sta affrontando questo periodo. Anche se a volte la sera ci abbracciamo forte e lei si lascia andare in un pianto in cui puoi sentire tutta la fragilità del suo cuore in questo tempo capovolto".
Quello che rende liberi e che fa sì che il cuore sia leggero, nonostante la fatica, è lamore, che Giusi porta come un destino nel cognome: "E bello ritrovarsi insieme perché ci vogliamo bene: per quanto indaffarati, nonostante i momenti di stanchezza e le discussioni, siamo contenti: incasinati e contenti. La sera magari vorremmo vedere un film e invece crolliamo, ma sereni. Penso a famiglie in cui cè conflittualità, in quel caso in quarantena si rischia di sentirsi prigionieri: penso alle donne e ai bambini vittime di violenza e solitudine. E mi si stringe il cuore".
La chiusura imposta dal covid viene contraddetta ogni giorno dalla scelta di aprirsi al mondo: "Forse ho fatto meno viaggi di quelli che avevo in mente di fare ma abbiamo lasciato che il mondo entrasse dentro di noi, nella nostra famiglia. In qualche modo abbiamo la possibilità di viaggiare dentro la nostra famiglia, con diversità lingue, religioni, abilità. La fragilità è il dono più grande che abbiamo ricevuto: cè una forza misteriosa nella fragilità. Quello che gli altri possono vedere come debolezza per noi è bellezza e forza".
Come si impara a riconoscere il valore della fragilità? "A noi lo insegnano i nostri figli, in particolare Lisa ed Elena. Lisa ha la sindrome di Down e a 6 anni e mezzo fa ancora fatica a parlare, ha un ritardo cognitivo, ma unintelligenza damore, una sensibilità, una cura per i suoi fratelli, per tutti noi che ogni volta ci lascia senza parole. Il suo cromosoma in più ha allargato gli orizzonti della nostra vita e del nostro cuore. Elena è una bambina dolcissima e sveglissima di 3 anni e mezzo. È nata con delle problematiche cerebrali e ha avuto bisogno di diversi interventi chirurgici. Il nostro reparto di maternità è stato la neurochirurgia: non è stato facile, la paura era grande e il cuore si faceva piccolo piccolo, ma sentivamo forte il privilegio di stare accanto a nostra figlia e vedere la sua forza e quella di tutti i bambini che erano lì e dei loro genitori. In ospedale accanto a mia figlia ho sperimentato che anche la sofferenza può essere preziosa perché ti apre il cuore come una ferita".
"E quando il cuore si apre puoi accogliere le sofferenze degli altri, le paure, le speranze. E ti accorgi che sono le tue paure, le tue speranze. Che siamo distinti ma in fondo tutti una cosa sola. Sì, la forza della fragilità ce la insegnano i nostri figli, nostri maestri. Anche questo tempo che stiamo vivendo è un tempo fragile. Un tempo in cui tutti, di tutte le condizioni, a tutte le latitudini ci scopriamo fragili, vulnerabili. E interdipendenti. Tutti sulla stessa barca, come ha detto papa Francesco. O ci salviamo insieme, o non si salva nessuno".
La formula per poter trasformare una chiusura in viaggio, la fragilità in forza. Una famiglia in mondo e una ferita in una feritoia attraverso cui può passare la luce accoglie chiunque arrivi sulla soglia della casa di Giusi e Tullio: "Sul campanello cerano i nostri due cognomi ma noi abbiamo deciso di aggiungerci un non davanti perché così esprime meglio la sostanza della nostra famiglia dove di sicuro Non Manca Amore".
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