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Banca Popolare di Bari, i giudici: "Dai due Jacobini disinvoltura delinquenziale"

Nell'agenda sequestrata a casa di Marco Jacobini durante il suo arresto c'è la prova che ha continuato a influire sulla vita della Banca Popolare di Bari anche dopo il commissariamento, che può ancora condizionare i dirigenti dell'istituto, che ingenti quantità di denaro potrebbero essere state trasferite nei paradisi fiscali e che illeciti potrebbero essere commessi nelle altre attività di famiglia, l'agenzia Allianz di via Putignani e l'azienda agricola Masseria Donna Giulia: è la sintesi dell'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame a febbraio ha rigettato la richiesta di annullamento della misura cautelare.
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di CHIARA SPAGNOLO
E ha costretto il patron Marco e suo figlio Gianluca (che della Popolare sono stati, fino a pochi mesi fa, presidente e condirettore) a rimanere agli arresti domiciliari. La libertà è stata restituita invece al dirigente Elia Circelli, sottoposto a misura interdittiva. Tutti e tre sono accusati di falso in bilancio e in prospetto e ostacolo alla vigilanza, insieme all'ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis, e ad altre cinque persone.
I giudici (presidente Giulia Romanazzi, a latere Giuseppe Montemurro e Arcangela Romanelli) hanno condiviso l'impostazione della Procura, evidenziando la "disinvoltura delinquenziale" del comportamento degli Jacobini, e indicandoli come "deus ex machina" delle manovre economiche, che hanno fatto finire la banca quasi sul lastrico e che erano finalizzate esclusivamente a tutelare interessi privati. Quelli che potrebbero continuare a difendere se tornassero in libertà, hanno sottolineato il procuratore aggiunto Robero Rossi e i pm Savina Toscani e Federico Perrone Capano, portando al Riesame nuove prove a sostegno delle loro ipotesi, tra cui un'informativa della Guardia di finanza del 17 febbraio, dalla quale si evincono i contatti che gli Jacobini hanno avuto dopo il commissariamento con dirigenti dell'istituto, grossi imprenditori- clienti e funzionari della Banca d'Italia.
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di CHIARA SPAGNOLO
"A tutt'oggi Jacobini si può avvalere di soggetti terzi, che operano all'interno dell'organizzazione societaria, e che sono particolarmente sensibili alle pressioni e ai desideri della famiglia" , dice l'ordinanza, né le dimissioni dall'incarico di presidente - che i suoi avvocati avevano utilizzato per evidenziare il venir meno delle esigenze cautelari - "impedisce a Jacobini di reiterare condotte analoghe a quelle contestate, attraverso terzi fidati e compiacenti" . L'esame degli appuntamenti segnati sulla sua agendina, del resto, secondo i giudici la dice lunga sul fatto che anche dopo le dimissioni da presidente avesse continuato ad avere rapporti con importanti clienti della banca, come gli imprenditori Vito Fusillo e Domenico De Bartolomeo.
E che su alcuni post it gialli avesse annotato appunti a matita che parlavano di paradisi fiscali, quali Malta e Lussemburgo. Del resto, ci sono anche le chat che i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria del colonnello Pierluca Cassano hanno trovato nel telefono sequestrato a Gianluca Jacobini durante l'arresto. Il 15 dicembre (due giorni dopo il commissariamento della banca) l'ex condirettore parlava con un amico, che gli suggeriva: "Londra per un paio d'anni, unica soluzione, dovete cambiare aria" . E Gianluca rispondeva " devo trovare qualcosa da fare e vengo al volo" . Per gli inquirenti si tratta di un segnale chiarissimo della volontà di lasciare l'Italia. Al contrario di quanto aveva deciso il fratello Luigi (indagato ma non destinatario di misura cautelare), che nei mesi scorsi ha rilasciato molte dichiarazioni ai pm, cercando di tirarsi fuori dai guai di famiglia. Su Gianluca, invece, i giudici del Riesame non hanno dubbi: "La sua uscita dalla banca non ha eliminato il potere di condizionare la gestione dell'istituto " , soprattutto perché, anche lui come il padre, continua ad avere "rapporti di cooperazione con soggetti che vi lavorano" , dunque rimetterlo in libertà potrebbe essere pericoloso.

"Il Tribunale del Riesame replica l'avvocato Francesco Paolo Sisto, nel collegio difensivo di Marco e Gianluca Jacobini - correttamente, non è minimamente entrato sul tema dei gravi indizi di responsabi-lità, in quanto il ricorso degli indagati verteva solo sulle esigenze cautelari. Nella prima parte del provvedimento vi è una ampia ricognizione di quanto già osservato dalla pubblica accusa e dal gip, ai soli fini di inquadrare le proprie valutazioni e quindi senza alcuna incursione sulla colpevolezza o meno dei soggetti coinvolti. Quanto alle esigenze cautelari, fermo il pacato dissenso con quanto osservato dal Riesame, resta la possibilità di seguirne le indicazioni per rimuovere ogni residua perplessità sulla meritevolezza della misura".
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