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Clausola antifascista per i buoni spesa: da Meloni al Pd critiche al Comune di Parma

È polemica a Parma per l'applicazione da parte del Comune del "bollino antifascista" per richiedere i buon spesa durante l'emergenza sanitaria.
"Il Governo chiarisca se nell'erogazione dei pochi fondi che ha destinato ai Comuni per aiutare con buoni spesa chi, in questo periodo di grave crisi sanitaria ed economica, non ha soldi nemmeno per mangiare, avesse previsto, così come sta facendo il Comune di Parma, che anche la pastasciutta dovesse risultare antifascista".
Lo dichiara Tommaso Foti, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera annunciando interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per avere chiarimenti in merito alla decisione del comune di Parma di erogare buoni spesa solo a coloro che sono disposti a firmare un modulo nel quale si dichiara di non criticare la Resistenza e l'antifascismo e contestualmente di ripudiare ogni forma di xenofobia e razzismo.
"Trovo vergognoso- conclude Foti- che in qualunque momento un comune possa decidere a chi concedere buoni pasto e a chi no solo in base alle sue idee politiche. Ma farlo in un momento come questo, con l'Italia in ginocchio per l'epidemia Covid-19 e' altresi' squallido e indegno. Il governo faccia immediatamente chiarezza e prenda le distanze dal sindaco di Parma".
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"A Parma - scrive Giorgia Meloni leader di Fdi in un post su Facebook - il ricatto del sindaco e dalla sinistra: buoni pasto per chi è in difficoltà in questa emergenza solo a chi si dichiara antifascista tramite modulo. Chiedo l'immediato intervento del Ministro dell'Interno per mettere fine a questa pagliacciata".
Nel form da compilare per ottenere i fondi stanziati dal Governo a sostegno delle persone in difficoltà economica bisogna infatti dichiarare - tra le varie cose - di "ripudiare il fascismo", "di non professare e fare propaganda di ideologie xenofobe, razziste, sessiste" e "di non compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista e/o nazista, anche attraverso l'utilizzo di simbologie o gestualità ad essi chiaramente riferiti".
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Si tratta di un regolamento unico che riguarda la concessione dei patrocini, i contributi e l'utilizzo delle sale civiche del Comune di Parma.
Critiche al Comune arrivano anche dal Pd: "Non credo ai miei occhi. Lo dico da convinto antifascista. Sono soldi nazionali destinati nell'emergenza ai bisognosi. La dichiarazione antifascista, qui, proprio non c'entra niente di niente di niente (e vorrei sperare che sia un errore). Primo perché gli indigenti hanno diritto e la solidarietà è un valore, tanto quanto l'antifascismo, secondo perché l'aiuto in condizioni di difficoltà è un dovere della comunità libera, civile e democratica. E questo è uno dei più grandi lasciti proprio dell'antifascismo. Terzo perchè sono soldi nazionali ed è certamente un limite illegittimo. Basta non vivere a Parma per non avere questo problema, si tratta quindi di una discriminazione, ossia l'esatto opposto del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della costituzione antifascista, discriminazione che peraltro ha avuto l'immediato effetto di far alzare la testa a Casa Pound. Complimenti" afferma il capogruppo Pd Lorenzo Lavagetto.
Clausola antifascista per i buoni spesa: da Meloni al Pd critiche al Comune di Parma

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"Il bollino - ricorda l'esponente dem - è nato perchè si dava la sala civica a Roberto Fiore (che la può avere lo stesso, basta che sottoscriva). Una sala civica è una cosa diversa dall'emergenza indigenza, e qui non c'entra proprio niente, lo si tolga immediatamente, si chieda scusa all'antifascismo e si eviti di mettere in imbarazzo ulteriore la città. Faccio infine i complimenti - conclude Lavagetto - anche al Pd nazionale che con il solito tempismo si è dimenticato proprio oggi che a Parma siamo all'opposizione, e come si vede da questo e molti altri casi, ce ne è evidentemente, purtroppo, bisogno".
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