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Emergenza Coronavirus, il cimitero islamico di Valera apre ai defunti di altre citta

In questo periodo di emergenza da coronavirus i funerali sono sospesi, la cerimonia funebre pubblica viene rimandata, i cimiteri sono chiusi e i forni crematori lavorano a pieno regime.
A essere colpita è anche la comunità islamica la cui religione non consente la cremazione delle salme ma la sepoltura a terra. È tradizione che i defunti vengano rimpatriati nella loro terra natia, ma oggi le frontiere sono chiuse e le salme finiscono per stanziare per settimane intere negli obitori o in casa dei famigliari in attesa di una degna sistemazione.
È successo a Brescia, dove una famiglia islamica si è vista negata l'autorizzata per la sepoltura della madre defunta, che è quindi rimasta in casa per una settimana chiusa nella bara. Il problema è stato così sollevato da Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica di Bologna e presidente dell'Ucoii, Unione delle comunità islamiche d'Italia.
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Cronaca


Coronavirus, al cimitero di Piacenza nasce un'area per i musulmani[/url]


I cimiteri islamici sono pochi, 48 su tutto il territorio nazionale. Parma è una delle città che ne ospita uno nel cimitero di Valera, dove ci sono 60 posti. Per questa ragione il Comune di Parma, in accordo con Ade servizi funerari e la comunità islamica locale, aveva stabilito dei limiti: l'obbligo di residenza o domicilio sul territorio comunale, quindi solo per la città.
Oggi però nasce la necessità di dare ospitalità anche ai defunti di fede islamica delle altre città, soprattutto quelle maggiormente colpite dal Covid-19.
Come spiega Marion Gajda, ex consigliere aggiunto del Comune di Parma, che ha fatto da tramite per cercare di capire come risolvere il problema dopo le richieste arrivate da Piacenza, ma anche da Brescia e altri luoghi.
"E' stato deciso di apportare una deroga insieme ad Ade e alla comunità islamica. Si è deciso di raccogliere l'appello dei territori vicini aprendo il cimitero islamico di Valera alle sepolture di defunti non residenti a Parma per dare così un aiuto ai territori che in questo momento sono sovraccarichi, ma soprattutto per garantire una degna sepoltura alle persone e non lasciare indietro nessuno".
"Mi ha contattato da Piacenza una famiglia che aveva questo problema - continua Gajda -. Nella loro città non c'è più spazio e serviva una soluzione immediata altrimenti sarebbero stati costretti a scegliere la cremazione. Per questo motivo le famiglie chiamano altrove per capire se c'è disponibilità".
Due giorni fa il Comune di Piacenza ha infatti disposto 30 posti in un'area vicina al cimitero comunale per i defunti di fede islamica, ma resta l'esigenza per altre città.
"La situazione per le sepolture di cittadini islamici era delicata anche prima di questa emergenza - commenta Gajda - . Non sempre è possibile per le famiglie rimpatriare i propri cari. Per questo la comunità islamica di Parma ha creato da anni un fondo per sostenere le spese dei rimpatri per chi non riesce a permettersi il costo ed evitare così che si esaurissero i posti nel cimitero islamico di Parma. Oggi però le frontiere sono chiuse e non si può far fronte a queste richieste".
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