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Coronavirus, neo laureati e militi nella Croce Rossa Parma: "Il dovere ci chiama a gran voce"

Una mascherina e la divisa della Croce Rossa di Parma indossati a poche ore dal conseguimento della laurea.
Giulia Calderini, Angelica Friggeri e Anastasio Moothen sono tre militi che hanno conseguito il traguardo di studi in un momento storico dal punto di vista sanitario e sociale.
La seduta di laurea, come imposto dall'emergeza sanitaria, è stata on line. "L’università - raccontano - ci ha dato tanto ma anche la Croce Rossa ci ha cresciuto".
Anastasio, laureato in Infermieristica al mattino e il pomeriggio stesso della sua proclamazione in turno con l’infermiere. Non potendo festeggiare la laurea, si è spinto da sabito a fare ciò per cui ha studiato.
Coronavirus, neo laureati e militi nella Croce Rossa Parma: "Il dovere ci chiama a gran voce"

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"Infermieristica - raconta sul sito della Cri - è stata una scelta molto attenta, il tutto scoperto e apprezzato in Croce Rossa. Eppure in università non ci hanno mai parlato di pandemia, solo qualche cenno in una materia del percorso di studi ma non ci saremmo mai potuti aspettare una simile situazione proprio a ridosso nella nostra laurea".
"Come infermiere - prosegue - sono già disponibile a scendere in campo, anzi il dovere mi sta proprio chiamando a gran voce, infatti dopo solo due giorni dalla laurea, ho iniziato a svolgere turni come infermiere sulle ambulanze della provincia. Noi abbiamo un ruolo complesso, esattamente come i colleghi dei reparti Covid. Andiamo a casa delle persone, ci relazioniamo con i loro parenti. Purtroppo non sanno se quello sarà l'ultimo giorno in cui potranno parlarsi e spesso dobbiamo essere trasparenti con i famigliari. Possiamo però garantire che non soffrirà, che verrà accudito nel migliore dei modi dagli altri colleghi che rischiano molto di più la loro salute stando in quella struttura".
Giulia, invece, è una neolaureata in ingegneria informatica. "Il giorno della laurea è pura gioia, una grande festa con parenti e amici, tempo trascorso insieme a mangiare, brindare e scattare milioni di fotografie. O almeno - confessa - così lo avevo sempre immaginato".
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di ARIANNA BELLOLI
E invece come è andata ? "Una cosa molto intima: seduta alla scrivania della mia camera, solo il mio computer ed io. È stato strano, da una parte sicuramente meno colmo di ansia data l’assenza di un pubblico, dall’altra però anche meno reale. È finito tutto molto velocemente, ma attendiamo il momento in cui tutto questo sarà finito, per poter festeggiare per davvero".
Il suo impegno in Cri non è mai venuto meno, nemmeno a ridosso dell'esposizione della tesi: "Le due settimane prima della laurea - ricorda - erano le prime settimane di epidemia, quando tutto era ancora agli inizi, la quantità di servizi limitata e il numero di mezzi necessari uguale al solito. Nonostante la vicinanza della data prevista, non sono mancati i turni in Cri, ma ancora l’emergenza non era scoppiata".
Anche l'amica Angelica si è laureata in ingegneria informatica. La sua, sottolinea l'associazione, è una presenza costante in via Riva.
Un impegno che non è venuto meno neppure in questo momento. "La mia laurea è iniziata con parecchia ansia perché le tempistiche erano strette e per la situazione in corso: ma ce l’ho fatta. La sorpresa più grande ? Mia mamma che, nonostante fosse tutto chiuso, è riuscita a farmi la corona di alloro. Una grande soddisfazione. Le persone che volevano starmi vicino lo sono state nonostante le distanze".
Poi parla della Croce Rossa: "Il percorso è iniziato proprio in università ed è stato possibile portarlo avanti nonostante la mole di studi. Io e Giulia il lunedì notte non manchiamo mai. Abbiamo sempre fatto in modo che l’impegno non venisse meno. Mai lasciato indietro la squadra. L’impegno in Croce Rossa è compatibilissimo con il percorso universitario, se ci si organizza a dovere".
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Intorno al periodo di laurea non le è stato possibile fare turno, ma laureatasi, ha ripreso a pieno regime. "Quasi quotidianamente mi reco in Croce Rossa, ma anche in Croce Azzurra a Traversetolo, e cerco di dare il massimo in entrambe le associazioni perché in questo periodo vi è parecchio bisogno".
"Mi colpiscono le rinunce, chi rinuncia a stare in casa sbaglia. In questo periodo vi è particolare bisogno di empatia verso tutti. L’empatia diventa la parola chiave. Non è poi facile distaccarsi dalla nostra famiglia e c’è bisogno di noi. In questo periodo occorre dare il massimo in Croce Rossa e io mi impegno a dare il massimo. La situazione è molto molto brutta e fa stare male anche a livello emotivo".
Poi conclude: "Anche noi abbiamo bisogno di un po’ di conforto e, finiti i servizi, c’è bisogno di andare avanti. Non è facile. La routine ti tocca a livello emotivo. Ciò che mi ha colpito è stato fare volontariato il giorno dopo la mia laurea. Il volontariato si dimostra un aiuto a doppio senso: aiutiamo gli altri ma gli altri aiutano noi".
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