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Salerno, video shock: uomo picchiato da 5 carabinieri

Cominciamo dalla fine: c'è in uomo a terra, rannicchiato su se stesso, circondato da cinque carabinieri. Lo stanno pestando con violenza. Non lo prendono solo a manganellate, ma anche a calci. Una, due, più volte. Lo colpiscono al tronco e anche alla testa. Anche quando l'uomo è ridotto all'impotenza, continuano a picchiarlo per una manciata di interminabili secondi. Sul marciapiede di fronte, un'auto brucia avvolta dalle fiamme. Da una finestra affacciata sulla strada, un cellulare riprende la scena consumata venerdì pomeriggio in via San Leonardo a Salerno.
Il video finisce nella rete e apre un caso sul quale adesso sono state aperte due inchieste, quella penale della Procura diretta dal procuratore Giuseppe Borrelli e quella disciplinare, aperta dai carabinieri per "le opportune verifiche sul rispetto delle procedure da parte dei militari intervenuti e sul comportamento tenuto nel complesso", come recita la nota diffusa dal comando provinciale guidato dal colonnello Gianluca Trombetti. Segno che l'Arma per prima intende fare chiarezza su quanto accaduto e per questo ha acquisito i video e li ha messi a disposizione dei magistrati. Al tempo stesso però il comando avverte che quell'immagine, oggettivamente inaccettabile, rappresenta "solo parte dell'intervento" avvenuto al culmine di momenti estremamente concitati.
Video choc, cinque carabinieri pestano un uomo che li aveva aggrediti a Salerno
Salerno, video shock: uomo picchiato da 5 carabinieri

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Facciamo un passo indietro, dunque. Un uomo di cinquant'anni, indicato ora come "affetto da disturbi comportamentali già noti ai suoi familiari", sale a bordo di un'auto priva di pneumatici, si mette in moto e comincia a correre. Viene avvisata la centrale operativa, comincia un inseguimento. Una pattuglia del nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri prova a fermare la vettura ma quando uno dei militari intima l'alt, il conducente "tenta di investirlo, così riuscendo a guadagnare la fuga".
La corsa si arresta poco dopo, contro un guard rail. Le scintille provocate dai cerchioni sull'asfalto innescano l'incendio della vettura. Quello che accade dopo è in parte riassunto nei video. Il conducente, uscito dalla macchina, appare in forte stato di agitazione. Aggredisce una prima volta due carabinieri, scaraventandoli a terra. Inizia una colluttazione. Si avvicina anche un passante per provare a calmare l'uomo. La situazione sembra tornare alla normalità, ma è un'illusione. Poco dopo, il cinquantenne dà nuovamente in escandescenze, tre carabinieri per bloccarlo lo gettano sull'asfalto e cominciano a colpirlo con il manganello. L'uomo cerca di alzarsi, a uno dei militari vola persino il bastone. Nel frattempo, il cinquantenne viene preso anche a calci. Poco dopo arriva una pattuglia di rinforzo. I carabinieri diventano cinque e i colpi si moltiplicano, fino ad apparire come un pestaggio.
Quando tutto finisce, l'uomo viene infine fatto salire su un'auto di servizio e condotto all'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, dove viene anche sottoposto a tampone per verificare un'eventuale positività al Covid-19, che sarà poi esclusa. Viene denunciato a piede libero per i reati di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale ma non arrestato anche in considerazione delle sue condizioni psichiche: attualmente è ricoverato nel reparto di psichiatria del presidio sanitario.
Ma i video aprono un secondo capitolo della vicenda, quello che dovrà valutare la condotta dei carabinieri. Negli ambienti dell'Arma c'è grande amarezza per l'episodio, accaduto in un delicatissimo momento nel quale le forze dell'ordine sono sottoposte alle ulteriori tensioni che l'emergenza coronavirus ha aggiunto a quelle già connaturate al lavoro sulla strada. Chi conosce i protagonisti dell'operazione, li indica come colleghi esperti e con una lunga esperienza alle spalle in ruoli anche impegnativi. D'altra parte però l'immagine di un uomo a terra, pestato e preso a calci anche quando non era più in grado di reagire, non può passare inosservata. All'Arma e alla Procura, ora, spetta il compito di rispondere agli interrogativi aperti da quei filmati.
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