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Genova, i medici di famiglia: "Nessuna strategia regionale, a volte accompagniamo i pazienti alla morte per telefono"

Prima l'atto d'accusa della Cgil ligure in difesa dei alvoratori della sanità, poi una lettera dei medici di famiglia che apre uno squarcio sulle condizioni in cui i dottori sul territorio devono gestire i pazienti a casa. Fino ad oggi era in corso una sorta di tregua fra gli operatori della sanità e la Regione Liguria ma in poche ore la situazione è mutata e ora alla Regione Liguria e al suo braccio sanitario Alisa vengono contestate pesanti negligenze nella gestione dell'emergenza, sia sul fronte organizzativo che su quello della fornitura di protezioni. Non si tratta più di denunce o racconti anonimi ma di lettere firmate. La lettera dei medici di famiglia fa seguito a una dichiarazione rilasciata a Primocanale da Toti ieri sera. "E' una battaglia ancora lunga - aveva detto Toti parlando della lotta alla pandemia -, c'è cauto ottimismo. Non ci sarà un picco, ma semmai una curva più ondulata. In Liguria, chiediamo un sacrificio maggiore ai medici di famiglia. Tutto il personale ospedaliero sta facendo un lavoro straordinario, c'è bisogno di un ulteriore sacrificio per curare in modo adeguato i pazienti a casa".
Ecco la lettera- risposta dei Medici di medicina generale che pubblichiamo:
"Samo Medici di Medicina Generale, medici di Continuità Assistenziale, siamo mogli, mariti, figli,figlie.
Torniamo a casa la sera, o dopo un turno di notte e piangiamo.
Lo facciamo da quando è iniziato tutto questo, perché in settimana, ogni giorno per più di 12 ore, dobbiamo
essere una roccia, un faro, medici, psicologi, una mamma o un papà per tutti i nostri pazienti che sono
chiusi in casa spaventati.
Andiamo tutti i giorni in studio, ci chiudiamo dentro e gestiamo telefonicamente i pazienti che hanno
paura, quelli che continuano ad avere i problemi che hanno sempre avuto, quelli che sviluppano i sintomi
influenzali tipici del coronavirus. Spieghiamo loro cosa dobbiamo monitorare, che siano giovani o anziani,
cerco di trasmettere loro la sicurezza che spesso non abbiamo nemmeno noi, perché siamo di fronte ad una
malattia infame, spesso imprevedibile.
Li teniamo lontani dagli ospedali fino a quando non ci rendiamo conto che non possiamo fare altro e lo
facciamo solo usando il nostro bagaglio di conoscenze e l’esperienza maturata sul campo in queste
settimane.
E a volte dobbiamo scegliere di non farlo e accompagnarli alla morte per telefono, perché in ospedale
morirebbero ugualmente, ma da soli.
Perché?
Perché il sacrificio che chiede il presidente Toti alla medicina generale è già in corso da settimane ed è già
costato la vita a 18 medici di famiglia (su 51 medici deceduti), perché?"
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Cronaca


Attacco della Cgil alla gestione Toti dell'emergenza: “Lavoratori della sanita esposti, negli ospedali non e tutto sotto controllo”[/url]


"Perché - prosegue la lettera-a distanza di settimane dall’inizio di questa follia, non ci sono stati ancora forniti i dispositivi di
protezione adeguati alla nostra sicurezza personale. Alcuni di noi ieri hanno ricevuto dei grembiulini da
salumiere e 2 mascherine (ognuna delle quali dura 4 ore e poi non protegge più), altri nemmeno questo.
Ai Medici di Continuità Assistenziale è stato fornito, quando fortunati, di un solo kit di protezione per turno,
esponendo medici e pazienti al contatto col virus.
Molti si sono ammalati, moltissimi stanno ancora attendendo i famosi tamponi.
Perché nessuno ci ha comunicato una strategia regionale chiara che codifichi il nostro ruolo, ma noi ci
siamo organizzati lo stesso, da soli, a costo di perdere la vita quando, per il bene di nostri pazienti, magari
soli, anziani, malati, terrorizzati, ci siamo avventurati a casa loro protetti da quell’unica mascherina, da linee
guida insufficiente, e ci è andata male per 18 volte.
Perché gli altri servizi territoriali, evidentemente travolti come noi, non riescono a star dietro alla miriade di
segnalazioni che ricevono e quindi ancora a pochi viene fatto un tampone a casa. I nostri giovani colleghi di
continuità assistenziale e i corsisti del corso di medicina generale si sono subito resi disponibili a costituire
dei gruppi di assistenza a domicilio. Solo che non partono in numero adeguato solo e sempre per mancanza
di dispositivi di protezione. Vorremmo difendere e proteggere i nostri colleghi e i loro pazienti.
Perché almeno noi abbiamo presente il rischio biologico di visitare un intero nucleo familiare con sintomi
da covid che magari è costretto a vivere in 70-80 mq. E soprattutto di farlo senza tute intere, senza
mascherine ffp2, senza visiere e copricapi.
Perché gli MMG fortunati da inizio della crisi hanno ricevuto 3-4 mascherine FFp2 e una decina di camici
monouso. Queste sono le nostre difese.
E subito anche tutti i Medici di Famiglia si sono offerti di istituire squadre di intervento domiciliare, ma

proprio dalle istituzioni questa possibilità ci è stata negata. Per questo e per altre mille ragioni è venerdì sera e invece che dire in tv e scrivere sui giornali falsità ,

piangiamo tutto il peso che ci siamo portati sulle spalle dal primo lunedì e ci prepariamo a rispondere anche

nel weekend a chi ci chiederà aiuto".

Le firme:

Dottoressa Ilaria Ferrari

Medico di Medicina Generale
Segretario Regionale Fimmg CA

Consigliere Ordine dei Medici e Odontoiatri
-Dottoressa Simona Delucchi

Medico di Medicina Generale

Segretario Provinciale Fimmg Ca

-Dott. Marco Polese

Medico di Medicina Generale e Medico di Continuità Assistenziale

-Dott. Simone Valbonesi

Medico di Medicina Generale e Medico di Continuità Assistenziale
La politica

Sulla questione c'è da registrare l'intervento dei consiglieri regionali di Italia Viva Juri Michelucci e Valter Ferrando che hanno definito grave l'attacco di Toti ai medici di medicina generale: "È la giunta regionale che deve organizzare, come abbiamo proposto noi di Italia viva, una task force che si occupi sul territorio dei paziente Covid. Questo compito non può essere demandato ai medici di famiglia in autogestione. In questa emergenza i medici di famiglia hanno pagato molto in termini di vite umane. Ad oggi molti medici non sono dotati dei dpi necessari anche per le attività che continuano a svolgere in studio e, non vengono tamponati nemmeno i pazienti che i mmg segnalano. Tra l'altro ci sono medici venuti a contatto con pazienti positivi che aspettano da giorni il responso del proprio tampone e in alcuni casi è stato confermato che è andato perso. Questi sono segnali di una disorganizzazione grave che porta ad errori e contagi.

Ci risulta che ci sono già pazienti pronti per essere dimessi per proseguire le cure a casa che verranno gestiti dai mmg, noi rilanciamo la via Emiliana di fronte a tutto ciò : una task force di cure domiciliari ai sintomaci, ai quali deve essere comunque somministrato il test. Questi malati devono essere preventivamente trattati, per evitare che le loro condizioni degenerino al punto da dover utilizzare metodi di ventilazione meccanica, nel nostro territorio ormai a tappo".
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