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Coronavirus, a Spezia sciopero contro le fabbriche di armi rimaste aperte

Coronavirus, a Spezia sciopero contro le fabbriche di armi rimaste aperte

Dopo la fumata nera, lo sciopero di otto ore. Incroceranno le braccia domani i dipendenti delle aziende del settore difesa Leonardo (ex Otomelara) e Mbda, insieme a quelli dellindotto, dopo che il prefetto della Spezia Antonio Lucio Garufi non ha accolto le richieste dei sindacati riguardo la chiusura degli stabilimenti per scongiurare il rischio Covid-19. La sicurezza dei lavoratori al primo posto hanno ribadito Cgil, Cisl, Uil, Fim, Fiom, Uilm, Filcams Cgil, Uiltucs, Filt Cgil, e Fisacat Cisl, Uil trasporti durante il confronto avvenuto in tarda mattinata in videoconferenza.
Come altri colleghi ho fatto le relative valutazioni e chiesto della documentazione integrativa alle aziende interessate; quindi, ho autorizzato la prosecuzione della produzione in conformità con quanto previsto dal dpcm, riferisce Garufi. Ho ottenuto informazioni sullo svolgimento delle attività e sulle misure intraprese continua - : mi è stato riferito che i ranghi sono estremamente ridotti per via dello smart working, delle ferie e dei permessi. Parliamo di aliquote di personale molto inferiori rispetto al pieno organico, con misure assolutamente rispondenti a quelle indicate. Mi rammarica la posizione dei sindacati. Non hanno avuto esito, quindi, gli appelli trasversali degli ultimi giorni. Oltre a riunire le diverse sigle, rappresentate durante lincontro odierno dai segretari di Cgil, Cisl e Uil Lara Ghiglione, Antonio Carro e Mario Ghini, lo schieramento pro chiusura è nutrito e trasversale anche nella politica: dal sindaco Pierluigi Peracchini alle forze di opposizione, il coro è unanime.
Riconosciamo a Leonardo e Mbda di aver messo in atto misure di difesa in coerenza con i decreti, ma abbiamo chiesto al prefetto di valutare caso per caso e di non dare lautorizzazione se non si parla di produzione non essenziale: nella maggior parte dei casi, si tratta di commesse a lungo termine, molte delle quali destinate allestero. Senza contare che per le aziende dellindotto cè difficoltà a reperire i dispositivi di protezione sostiene Ghiglione. Per i tre sindacati, questa situazione potenzialmente rappresenta una autentica bomba epidemica per il nostro territorio. Possibile che casi come quello di Bergamo, in cui l'epidemia è dilagata anche e soprattutto a causa delle persone che si spostavano per recarsi al lavoro e per la concentrazione di aziende in attività, non abbiano insegnato nulla?
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