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Coronavirus. a ritmo ridotto i lavoratori di Amazon nel centro di Torrazza: "Non c'e garanzia sulla salute"

Coronavirus. a ritmo ridotto i lavoratori di Amazon nel centro di Torrazza: "Non c'e garanzia sulla salute"

Giornata di agitazione nello stabilimento Amazon di Torrazza Piemonte, dove la Cgil ha annunciato una sospensione dal lavoro chiedendo di tutelare la salute dei dipendenti e fermare le produzioni non essenziali. "Una decisione che i lavoratori hanno preso assumendosi la responsabilità civile di limitare il contagio da Covid-19 - spiegano in una nota Filt e Nidil Cgil - Invece la multinazionale americana continua ad ignorare tutto questo e opera su lavorazioni assolutamente non indispensabili e in condizioni inaccettabili, con lavoratori obbligati in assembramenti in entrata ed uscita dal proprio turno di lavoro, in assenza di dispositivi di protezione individuale, con modifiche strutturali all’interno dello stabilimento insufficienti a garantire la loro salute".
Al momento nel polo logistico di Torrazza, dove nei giorni scorsi un dipendente è risultato positivo al coronavirus, è in corso un'ispezione dei carabinieri del Nas, intervenuti per verificare le condizioni di lavoro. Lo stabilimento - spiegano da Amazon - resta aperto e funzionante, sebbene a ritmo ridotto poiché da oggi sul portale si dà la priorità alla vendita di prodotti di prima necessità e gli altri beni risultano non disponibili o con periodi di consegna molto lunghi. Alcuni prodotti anche non indispensabili vengono ugualmente commercializzati sul portale Amazon, ma sono preparati e spediti da venditori terzi. Inoltre già da giorni parte dei lavoratori in servizio a Torrazza Piemonte non sono in servizio per congedi parentali, malattia o altro. L'azienda ha sottolineato di aver attuato e progressivamente migliorato le tutele dei lavoratori.

All'interno dello stato di agitazione indetto già nella prima metà di marzo, ieri sera è stata decisa l'astensione dal lavoro per ragioni di pericolo per la salute, che al contrario dello sciopero viene retribuita, ed è stata data comunicazione in prefettura. "Ci sono due aspetti in questa vicenda - spiega Luicia Santangelo, Nidil Cgil - Da una parte il rispetto del protocollo per le misure di sicurezza anti coronavirus, applicato solo parzialmente, cui si aggiunge ora la rivendicazione di eseguire le consegne solo per beni di necessità, come dalle ultime disposizioni ministeriali".
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