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E' morta Eletta Bigi, la partigiana "Sonia": l'ultima testimone della pastasciutta a casa Cervi

REGGIO EMILIA - Era l'ultima testimone in vita di una delle vicende del Novecento più conosciute, un tassello prezioso nella tortuosa strada che ha portato l'Italia verso la democrazia: è morta a Campegine, a quasi 95 anni, Eletta Bigi, la partigiana "Sonia", "l'ultima voce vivente della celebre Pastasciutta del 25 luglio 1943", ricorda l'Istituto Cervi, quella organizzata dalla famiglia Cervi nella campagna reggiana dopo la caduta del fascismo. Si è spenta, racconta la Gazzetta di Reggio, nella casa di riposo che la ospitava da un anno.
"Sono giorni drammatici, questi, in cui sembra un privilegio fermarsi per un ricordo commosso, per una lunga vita che se ne va, per una storia che ci passa nelle mani", scrive l'Istituto Cervi in un messaggio affidato alla Rete. "Non deve esser così: il filo della memoria va tenuto più stretto proprio adesso, mentre si spengono molte voci del nostro passato, nelle grandi e nelle piccole storie di ciascuno di noi. Dedicheremo ad Eletta la prossima Pastasciutta di Casa Cervi, il 25 luglio, continuando la testimonianza, la resistenza, la vita".
E' morta Eletta Bigi, la partigiana "Sonia": l'ultima testimone della pastasciutta a casa Cervi

La scheda da partigiana di Eletta Bigi, dal sito dell'ANpi di Reggio Emilia
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Contadina, ha partecipato alla Resistenza nel periodo compreso tra il 17 luglio 1944 e la Liberazione. Era sorella di Irnes Bigi che era unita ad Agostino Cervi. Era nata il 25 aprile, del 1925: una data che dal 1945 è stata per lei un motivo in più per festeggiare. "I combattenti della lotta di Liberazione, come Eletta, vissero anni difficili, dovettero sopportare tante privazioni e violenze ma il loro entusiasmo, il loro coraggio e le loro idee furono essenziali per sconfiggere il fascismo che sembrava imbattibile e furono anche i protagonisti della ricostruzione morale e materiale del paese", scrive l'Anpi di Reggio Emilia annunciandone la scomparsa.

Il suo racconto di quella pastasciutta



"Facevo la staffetta quando c’era bisogno, fra Campegine, Cavriago, Poviglio, Cadelbosco, sempre in bicicletta. Ho fatto tanti chilometri. Facevo quello che c’era bisogno di fare": è un passaggio di una testimonianza di Eletta, riportata dall'Anpi di Reggio Emilia. Così ha raccontato quella pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi: "La pasta cruda è stata portata nei sacchi, sul carretto del latte, alla latteria di Caprara, per bollirla nelle caldaie e un po’ di pasta è stata portata anche alla latteria di Campegine. Sotto le caldaie con la legna si faceva il fuoco. E io c’ero a grattugiare il formaggio. La pasta cotta è stata messa nei bidoni del latte e condita con il burro e il formaggio. Ce li ha messi la latteria. Avevamo una biga con il cavallo guidato da Gelindo, così siamo andati in piazza. Sotto i platani, fra il Comune e il cimitero. C’era il sole. Quanta gente, era piena la piazza, perché la gente aveva fame. Usciva di casa con il piatto in mano. Non c’erano mica i piatti di plastica. E noi l’abbiamo distribuita dai bidoni sui piatti. Gelindo ha anche parlato con il maresciallo dei Carabinieri, diceva: “Facciamo niente di male, diamo solo da mangiare alla gente, la gente ha fame!” C’era il pozzo in piazza, la fontanella, abbiamo bevuto solo acqua, niente vino. E niente pane, niente dolce, la pasta e basta"
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