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Un minuto di silenzio per Marco Biagi, ucciso dalle Br 18 anni fa

Un minuto di silenzio in memoria di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso da un commando delle Nuove Br il 19 marzo di 18 anni fa. Lo ha rispettato ieri il consiglio comunale (convocato in videoconferenza), mentre le Acli invitano tutti i cittadini ad osservarlo oggi alle ore 20.15, il momento della sua morte. Ciascuno nelle proprie case. Il ricordo di Bologna che resiste al coronavirus. "Per chi volesse, questo è un invito per tutti noi che siamo in casa - rilancia il figlio minore Lorenzo Biagi - un minuto di silenzio e una preghiera per ricordare mio babbo. Grazie di cuore a tutti coloro che lo faranno o che anche semplicemente con il pensiero saranno con me".
A causa dell'emergenza la cerimonia di commemorazione e la biciclettata serale in sua memoria sono state annullate. Così come è stato rinviato a fine ottobre il convegno internazionale, appuntamento ormai tradizionale che avrebbe dovuto raccogliere a Modena giuslavoristi e studiosi delle relazioni di lavoro per discutere, quest’anno, del tema attualissimo delle tutele del lavoro autonomo. Ma non mancano i messaggi, a partire da quello del presidente Sergio Mattarella, che lo scorso anno presenziò alla cerimonia. "A diciotto anni dal brutale assassinio, le qualità di studioso di Marco Biagi e il suo appassionato impegno riformatore costituiscono un patrimonio prezioso" scrive il Capo dello Stato. "In questa giornata di memoria rivolgo anzitutto il pensiero alla signora Marina Orlandi Biagi, ai figli, agli amici e a quanti hanno continuato in questi anni ad approfondire la ricerca, nel campo del diritto del lavoro e delle relazioni industriali, e a camminare sul solco dell'impegno civile di Marco Biagi. A tutti desidero esprimere i sensi della mia solidarietà".
Il sindaco Virginio Merola ha deposto oggi pomeriggio una corona nella piazzetta Marco Biagi insieme ai familiari, ovviamente a distanza di sicurezza. "Pur essendo ovviamente sospese tutte le celebrazioni in memoria del giuslavorista, è nostro dovere mantenere vivo il ricordo del sacrificio di Marco Biagi" dice Filippo Diaco, presidente delle Acli di Bologna. "Saremo uniti anche a distanza con questo gesto".
Un minuto di silenzio per Marco Biagi, ucciso dalle Br 18 anni fa

Le corone deposte dal figlio Lorenzo Biagi e dal sindaco Virginio Merola (Eikon)
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Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli ha ricordato stamattina in città Marco Biagi deponendo dei fiori alla lapide che ricorda il giuslavorista. Era presente anche il rettore dell'università di Modena e Reggio Carlo Adolfo Porro. "Siamo vicini alla famiglia del professor Biagi, al dolore della moglie e dei figli- ha detto Muzzarelli- ed è giusto ricordare oggi come il suo impegno di studioso fosse dedicato a dare al nostro paese una legislazione che favorisse la creazione di lavoro e ne rafforzasse le tutele, colmando lacune esistenti". Per il rettore "è determinante evidenziare come egli abbia speso la vita dedicandosi alla ricerca e al dialogo".
Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha scritto alla moglie Marina Orlandi sottolineando l’attualità "della sua figura di studioso, giuslavorista e ricercatore. A maggior ragione in questo momento in cui il Paese, l’economia nazionale e internazionale dovranno confrontarsi con una rinascita che avverrà in un contesto del tutto mutato, nel quale sarà imprescindibile mettere la persona, il lavoro e le dinamiche sociali prima di ogni altra cosa. Sarà quindi necessario agire sulla base di un riformismo vero, non di facciata: più che mai, quindi, la lezione del professor Biagi rappresenterà un contributo di primissimo livello". Ma su tutto, conclude il presidente nella lettera, "resta il suo tratto umano: la sua sobrietà e il suo rigore erano sotto gli occhi di tutti e rappresentano tuttora un esempio".



Il ricordo del figlio Lorenzo


"Mi mancherà tanto babbo non poter pedalare sulla tua bicicletta che usavi sempre e che avevi anche quella maledetta sera, ma con il cuore ci sono e ci sarò sempre - scrive Lorenzo Biagi - Fai finta babbo che sia lì a pedalare come se ci fosse la consueta biciclettata dalla stazione e continua sempre a proteggermi da lassù. Ti voglio bene babbo. Come mi chiamavi sempre tu, il tuo topino".

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Locali


Lorenzo Biagi: "Ora piu che mai mi manca il babbo"[/url]


di ILARIA VENTURI
In una intervista a Repubblica Bologna in occasione del diciottesimo anniversario, Lorenzo che allora aveva 13 anni, oggi 31 , ha ribadito: "Mio padre è morto perché non aveva la scorta. La brigatista pentita Cinzia Banelli disse che se Marco Biagi l'avesse avuta, anche con soli due poliziotti, lei e gli altri assassini non sarebbero stati in grado di compiere l'attentato perché non erano preparati ad un conflitto a fuoco. Questo aspetto, come altri noti da anni, rende la morte di mio babbo ancora più drammatica e impossibile da accettare da parte mia". E ancora, sul perdono: "Non perdono gli assassini di mio padre così come non perdonerò mai lo Stato e le istituzioni che lo hanno abbandonato nonostante le sue richieste di aiuto".

L'uccisione, il processo, gli ergastoli


Marco Biagi fu ucciso sotto casa, in via Valdonica, nel cuore di Bologna, la sera del 19 marzo del 2002. Tre anni prima, il 20 maggio del 1999, era stato assassinato il professor Massimo D'Antona, esperto di diritto del lavoro come Biagi: un drammatico episodio che aveva riaperto la stagione degli omicidi delle cosiddette Nuove Br. Lo ricorda nel suo messaggio oggi il presidente Mattarella: "Marco Biagi fu individuato come bersaglio da una banda brigatista, priva di legami con la società e ancor più esasperata nel delirio ideologico. Come lui, altri intellettuali e docenti vennero barbaramente uccisi. Biagi aveva in comune con Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli, Massimo D'Antona, la capacità di dialogo, di collegamento, di mediazione tra società, cultura e istituzioni. Uomini che desideravano partecipare alla vita civile, fornendo il contributo delle loro conoscenze e delle loro convinzioni".
Nel giorno della festa del papà, 18 anni fa, un commando di terroristi attese il giuslavorista mentre stava rientrando in bicicletta dalla stazione. Arrivava da Modena, dove insegnava Diritto del lavoro alla facoltà di Economia. Era consulente del ministero del Lavoro per le politiche occupazionali, autore del Libro bianco sul mercato del lavoro.
Viaggiava sotto scorta, gli era stata tolta pochi mesi prima dell'attentato - ministro dell'Interno allora era Claudio Scajola - nonostante le sue ripetute richieste visto che era sottoposto a continue minacce. Non fu ascoltato. Nel compiere l'agguato a Marco Biagi i brigatisti vennero agevolati soprattutto dal fatto che girava senza protezione come testimoniò in aula la terrorista pentita Cinzia Banelli.
Nel 2005, in primo grado, la Corte d'Assise di Bologna condannò a cinque ergastoli i componenti delle Nuove Br: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi, la nobildonna che si impiccò in cella il 31 ottobre 2009, e Simone Boccaccini. Ergastoli confermati in appello e in Cassazione tranne che per Boccaccini. La Corte di assise di appello di Bologna gli ridusse il carcere a vita a 21 anni per la concessione delle attenuanti generiche, e la Cassazione confermò.

Le reazioni: c'è bisogno del suo pensiero e coraggio


Tanti i messaggi. "Noi tutti ricordiamo il contributo che il professor Biagi ha offerto all'analisi dei cambiamenti del mercato del lavoro. Alla sua famiglia va la mia vicinanza, oggi e sempre'' scrive la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo su Twitter. "Il ricordo di quell'assassinio continua a suscitare in noi dolore ed indignazione, esortandoci a mantenere sempre alta l'attenzione contro possibili rigurgiti terroristici", scrive il presidente della Camera Roberto Fico. "Il pensiero riformista di Marco Biagi e le sue proposte innovative restano un punto di riferimento per la Cisl e per tutto il mondo del lavoro" twitta la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan. "L'Italia ha oggi bisogno più che mai di coraggio morale, competenza e intelligenza politica" evidenzia Andrea De Maria, deputato del Pd. Commenta la senatrice leghista Lucia Borgonzoni: "Anche in un momento difficile come questo è fondamentale tenere vivo il ricordo".
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