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Il Barone e i rapporti degli ultra del Milan: "Quella volta che Berlusconi ci fece avere i biglietti per la finale ad Atene"

Un incontro con Silvio Berlusconi, allora presidente del Milan, che gli avrebbe fatto avere i biglietti per la finale di Champions di Atene del 2007 Milan-Liverpool. Giovanni Capelli, detto 'Il Barone', è uno dei leader storici della curva sud del Milan. E pochi giorni fa ha testimoniato davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano nell'udienza per il dissequestro dei beni di Luca Lucci, l'attuale capo ultrà rossonero che ha raccolto il testimone proprio da Capelli. A Lucci - che è pregiudicato per questioni di spaccio di droga ed è finito al centro delle polemiche anche per una foto abbracciato al leader della Lega Matteo Salvini - nel giugno scorso la polizia aveva sequestrato beni per circa un milione di euro, tra un edificio di due piani con autorimessa e lo storico bar ritrovo degli ultrà del Milan, il Clan 1899 a Sesto San Giovanni, perchè considerato la base di un traffico di droga.
Oggi quindi, davanti al pm De Tommasi, al difensore Cappetta, ai giudici Roia-Tallarida-Pontani e agli investigatori della Divisione anticrimine della Questura, Capelli ha testimoniato ricostruendo vari episodi legati al mondo ultrà, spiegando che il Milan aveva sempre dato la possibilità alla curva di comprare migliaia di biglietti, ma che quella volta, per Atene, vennero negati quindi lui che aveva, ha riferito, un filo diretto con Berlusconi, lo chiamò e lo incontrò tre giorni prima della finale in piazza Cairoli a Milano e la situazione si sbloccò. Anche 'Il Barone', come Lucci, ha avuto guai giudiziari: oltre dieci anni fa venne accusato di tentata estorsione e fu messo ai domiciliari per una inchiesta sulle minacce e intimidazioni alla società rossonera biglietti delle partite a prezzi stracciati o gratis, causando anche disordini in occasione di alcune partite. 'Il Barone', però, venne prosciolto nel marzo del 2010, mentre altri ultras furono condannati.
Ma Capelli ha anche parlato della sua partecipazione e di quella di Lucci al funerale di Fabrizio Piscitelli, l'ultrà della Lazio detto 'Diabolik' ucciso con un colpo alla testa al parco degli Acquedotti a Roma: una presenza "come forma di rispetto, perché davanti ad un morto - così ha detto nell'udienza a porte chiuse - non ci sono avversari". Capelli ha detto anche che conosceva Piscitelli da 20 anni, da quando era nato il movimento ultras in Italia, con laziali, romanisti, milanisti, interisti, tutti "nemici ma con rispetto", ha insistito il teste, mettendo in luce una serie di dinamiche delle curve. Tra i particolari raccontati dal 'Barone', che frequenta, come ha precisato, da vecchio leader la curva sud milanista da 50 anni, anche le feste nei 'Milan club' in cui venivano invitati i giocatori, con alcuni di loro che, a suo dire, chiedevano soldi 'cash' per partecipare, a volte 5mila o 10mila euro. Chiamato a testimoniare dal legale di Lucci, Capelli ha negato, però, in ogni passaggio della deposizione episodi di violenza, emersi invece negli ultimi anni, tra i vari gruppi della stessa curva rossonera. Ha rivendicato di essere uno che ha sempre voluto la curva unita e ha descritto il suo 'delfino' Lucci come un bravo ragazzo, dicendosi fiero che sia lui ora il responsabile della 'sud'.
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