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Coronavirus, a Bari una decina di cittadini cinesi in 'quarantena volontaria': "Stanno bene, ma serve certezza"

Una decina di persone in "quarantena volontaria" per due settimane, rimaste a casa o in appartamenti messi a disposizione per l'occasione a Modugno e Casamassima. È l'iniziativa di alcun cittadini dell'Associazione cinesi di Bari. Una misura non strettamente necessaria, la loro, che vuole rappresentare però un segnale di risposta all'allarme globale del Coronavirus.
A spiegarlo è Peng Shen, insegnante di lingua al liceo linguistico De Sanctis di Trani e portavoce dell'associazione. "Queste persone stanno bene. Non hanno alcun problema o sintomo. Sono tornate dalla Cina alla fine di gennaio, gli ultimi il 28, prima del blocco delle frontiere. Nell'associazione abbiamo pensato di adottare questa misura per essere sicuri al 200 per cento e per rassicurare chi ci è attorno. Allo scadere dei 14 giorni dal loro ritorno in Italia finirà questo periodo".
Due settimane nelle quali sono stati messi a disposizione anche cibo e stoviglie di plastica destinate al macero per evitare possibili e remoti contagi. Gli aderenti all'iniziativa, una piccola parte rispetto alla comunità cinese di Bari e provincia (supera 3 mila persone), per lo più proveniente da Wenzhou (città sud orientale della Cina distante oltre 800 chilometri da Wuhan, focolaio della malattia), vivono in isolamento fino allo scadere del termine.
"Dall'amministrazione comunale di Bari - spiega ancora Peng Shen - ci hanno offerto anche l'eventuale supporto di un medico, ma in realtà non servirà. Trascorsi i quattrodici giorni in assenza di alcun sintomo questi nostri concittadini potranno tornare tranquillamente alla loro vita normale. La nostra è stata una precauzione che è voluta andare oltre quelle prescritte dalle autorità".
L'associazione è impegnata anche nella raccolta di mascherine, che scarseggiano in Cina, da inviare sempre a Wenzhou. La scorsa settimana ne sono state spedite più di 3 mila. Anche nella vita quotidiana e nella propria esperienza personale il diffondersi della malattia e delle notizie è condizionante.
"Qui a Bari e provincia - racconta - la situazione sembra tutto sommato tranquilla. Anche a scuola con i colleghi e i ragazzi va tutto bene. Abbiamo parlato ovviamente del problema e la prossima settimana lo affronteremo più nello specifico spiegando e capendo quali sono le buone pratiche di prevenzione, a iniziare dall'igiene delle mani. Certo è che siamo preoccupati per ciò che accade nel nostro paese. Mia moglie e i miei figli sono lì da settimane, dovevano tornare a fine gennaio ma abbiamo preferito di no per evitare il rischio del viaggio in aereo con persone potenzialmente infette. Dobbiamo aspettare che la situazione torni totalmente sotto controllo".
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