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La partita antirazzista con Momo e i disegni dei Pulcini: "L'unica razza che conta e quella umana"

La partita finisce 0 a 0, nonostante la squadra di casa abbia sfiorato più volte il gol nei minuti finali. Allo stadio comunale di Desio, dove si affrontano le rappresentative Juniores dell'Aurora Desio e della Sovicese, però, la sfida più importante va in scena prima del fischio d'inizio. Sabato scorso, quando a incontrarsi erano stati i Pulcini 2009 delle due società, la madre di un bambino aveva insultato un calciatore dell'Aurora per il colore della pelle. Così, la giornata di ieri è stata l'occasione per presentare " Var - Vietato ai razzisti", una serie di iniziative per ribadire che il razzismo deve restare fuori dai campi ( e dalle tribune). La più evidente è costituita dalle strisce nere dipinte sul volto dei ragazzi dell'Aurora, che sulle maglie da gioco hanno scritto "L'unica razza che conta è quella umana".
Segni neri sul viso e magliette antirazziste: a Desio i giovani giocatori contro l'odio negli stadi
A battere il calcio d'inizio è Mouhamed Guaye, il 17enne dell'Us Melzo 1908 colpito con un pugno dal padre di un avversario sempre lo scorso fine settimana. Momo, come lo chiamano tutti, è originario del Senegal e vive in Italia da cinque anni, "gli insulti - spiega - sono una spinta per andare avanti più forte di prima", ma il fatto che "il padre del ragazzo che aveva usato quelle parole invece di sgridarlo mi abbia picchiato è assurdo " racconta. Per Mouhamed non è il primo episodio di razzismo in campo, "mi avevano chiamato "negro di m...", la frase che odio di più in assoluto - spiega - ma poi ci aveva pensato l'arbitro".
Gli insulti, non solo a sfondo raziale, sono una realtà anche quando a sfidarsi sono bambini piccolissimi, per questo "abbiamo deciso di trasformare un singolo episodio in un grande coro positivo per scendere tutti in campo contro il razzismo - spiega Alessandro Crisafulli, direttore generale del settore giovanile dell'Aurora - . Cento società di tutta Italia, oltre all'Arsenal, hanno aderito all'iniziativa, adottando le idee proposte da noi, dal "riscaldamento condiviso" alla tribuna che urla "No al razzismo", all'uso della fascia arcobaleno da Capitano antirazzismo ". Se i ragazzi più grandi si sono impegnati sul campo, i piccoli sono stati protagonisti prima dell'inizio della gara, accompagnando i giocatori e mostrando i disegni realizzati sul tema del razzismo. Matteo, 6 anni, che tifa Inter e ama "tantissimissimo il calcio", ha disegnato "quattro bambini che si tengono per mano davanti a un pallone". Per lui non ha senso "prendere in giro qualcuno perché ha la pelle di un altro colore, siamo tutti uguali". I più piccoli, infatti, non si spiegano quanto accaduto al loro amico. "Dopo averne sentito parlare in questi giorni mio figlio mi ha chiesto cos'è il razzismo" racconta mamma Serena in tribuna. A cui fa eco anche il signor Christian, 43 anni, papà di Yuri: "Quando gli ho spiegato perché doveva fare il disegno è rimasto stupito".
Tra gli addetti ai lavori molti ritengono dannosa la presenza dei genitori sugli spalti. Per i diretti interessati, come Lucia, mamma di due bambini, "non lo è affatto, ma è vero che possiamo essere educati a fare i tifosi". Ed è proprio in questo senso che ci si muove, conferma l'assessore regionale allo Sport Martina Cambiaghi, presente in tribuna. "Pensiamo a un decalogo e a dei corsi di educazione per i genitori - spiega - , questa è una lotta all'ignoranza". Magari servirà a far cambiare idea a Momo, convinto che contro i razzisti "non c'è niente da fare: sono ignoranti, lasciamoli al loro posto".
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