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Coldiretti: "Emergenza cinghiali, pericolo per i cittadini". Gli ambientalisti: "La caccia non serve"

Com'è finito un pentolone gigante di polenta e di spezzatino di cinghiale in piazza Montecitorio? Lo hanno portato agricoltori, allevatori e pastori arrivati da tutte le regioni per protestare contro "l'invasione" dei cinghiali e degli altri animali selvatici. I manifestanti brandiscono cartelli con le foto degli incidenti provocati sulle strade e dei danni nelle campagne ma anche con scritte 'La sicurezza delle nostre famiglie è più importante di un cinghiale', 'Basta danni e paura, fate qualcosa'. E, ancora, 'Il cinghiale campa, il campo crepa', 'Invasi dai cinghiali, ma noi non molliamo', 'Difendiamo il nostro territorio', 'L'unico cinghiale buono è con la polenta' e #bastacinghiali".
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E' la mobilitazione indetta da Coldiretti che denuncia: "i cinghiali distruggono i raccolti agricoli, sterminano greggi, assediano stalle, causano incidenti stradali nelle campagne ma anche all'interno dei centri urbani dove razzolano tra i rifiuti con pericoli concreti anche per la salute dei cittadini". Al fianco degli agricoltori sfilano esponenti delle istituzioni, sindaci con i gonfaloni e ai rappresentanti dei sindacati Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, dell'ambientalismo e delle associazioni dei consumatori.
"Un'emergenza nazionale - spiega Coldiretti - che sta provocando l'abbandono delle aree interne, problemi sociali, economici e ambientali con inevitabili riflessi sul paesaggio e sulle produzioni con le incursioni dei cinghiali che sono arrivati anche all'interno delle città minacciando la sicurezza delle persone".
Tra i primi a salire sul palco la ministra Teresa Bellanova: "Abbiamo sbloccato il riconoscimento per i danni subiti. Adesso dobbiamo lavorare per una soluzione più strutturale a questo problema. Dobbiamo modificare il decreto 157 del 92, ho già sentito il ministro Costa e lavoreremo insieme per farlo e trovare soluzioni", assicura facendo riferimento alle norme per la protezione della fauna selvatica. "Vi posso garantire un impegno totale. Sono problemi che non si affrontano solo con le Regioni, bisogna andare anche in Europa a chiedere soluzioni", aggiunge.
Più tranchant l'intervento di Matteo Salvini: "Tra un po' i cinghiali ci entrano in camera da letto. Bisogna abbattere quello che la natura vuole che torni dai propri spazi. La campagne e le città vanno gestite e non da qualche ambientalista da salotto", accusa. Il leader della Lega punta il dito contro "l'ipocrisia degli ambientalisti". "I veri ambientalisti siete voi. A me piace il cinghialotto, ma solo con un numero ridotto si può convivere. La natura ha bisogno di un equilibrio e questo equilibrio va ripristinato, nessuno di noi è cattivo, ma mi sembra un diritto difendere le proprie bestie e i propri raccolti. Quando è troppo è troppo - chiosa - occorre un piano di ridimensionamento e abbattimento di quella che è ormai diventata una calamità naturale".
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Gli agricoltori tirano dalla loro parte i cittadini. "Oltre otto italiani su 10 (81%) pensano che l'emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero", emerge dal Dossier Coldiretti/Ixè. Nel mirino finisce soprattutto la presenza eccessiva di cinghiali, che il 69% degli italiani ritiene che siano troppo numerosi mentre c'è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l'equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati.
Solo in Puglia, stima Coldiretti, sono 310 gli incidenti stradali causati da animali selvatici nei primi nove mesi del 2019. Il numero di incidenti gravi con morti o feriti per colpa di animali è aumentato del 81% sulle strade provinciali nel periodo 2010-2018 secondo l'analisi Coldiretti su dati del rapporto Aci Istat. Stime riverberate anche da altre regioni: in Piemonte negli ultimi 6 anni si sono registrati 7.000 incidenti causati dalla fauna selvatica con una media pari a circa 1.200 l'anno, ma con la tendenza ad aumentare. In Sardegna si registra un incidente ogni tre giorni, con un picco a novembre in concomitanza con l'apertura della stagione venatoria che spinge i cinghiali verso la ricerca di aree più sicure. In Basilicata risultano 70 incidenti in 10 mesi, in Abruzzo 400 all'anno. La Lombardia fa i conti con 803 incidenti stradali causati da animali selvatici. "Il proliferare incontrollato di Cinghiali, caprioli, cervi, nutrie, lepri, daini e di tutta la fauna selvatica - ricorda l'assessore all'agricoltura di regione Lombardia, Fabio Rolfi - è una sciagura per l'agricoltura lombarda e per la sicurezza delle persone". Sul tavolo delle regioni ci sono gli abbattimenti, voluti dal fronte leghista e rigettati da quello ambientalista cui fa scudo il ministro dell'Ambiente pentastellato Sergio Costa.
Coldiretti: "Emergenza cinghiali, pericolo per i cittadini". Gli ambientalisti: "La caccia non serve"

La manifestazione di Coldiretti a Roma
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"L'escalation di danni, aggressioni e incidenti che causano purtroppo anche vittime è il risultato della incontrollata proliferazione degli animali selvatici con il numero dei cinghiali presenti in Puglia che nel giro di dieci anni sono raddoppiati, mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l'assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita di agricoltori e automobilisti, con una diffusione che ormai si estende dalle campagne alle città", ha denunciato Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, a capo della delegazione di oltre 300 allevatori e agricoltori proveniente dalla campagne di Bari e Foggia, ma anche dal Salento.
Ma la denuncia non piace agli ambientalisti. "Proporre la caccia come soluzione ai problemi dei danni all'agricoltura vuol dire insistere su una strada sbagliata e fallimentare che fino ad oggi non ha prodotto alcun risultato, anzi è stata parte del problema". E' la replica delle associazioni ambientaliste (Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf) alla mobilitazione di Coldiretti. "I motivi dell'espansione della popolazione di cinghiali degli ultimi decenni - sostengono gli ambientalisti - sono relativi all'abbandono di agricoltura e allevamento in zone marginali, con conseguente espansione di foreste e boscaglie che ha creato nuovi habitat ed elevata disponibilità di cibo. Accanto a questi motivi ecologici, si sono sommati quelli ludici legati al ripopolamento di molte specie anche a scopo venatorio, con il risultato che gli agricoli lamentano danni alle colture ritenuti insostenibili". "Ma la soluzione - concludono - c'è, e parte proprio dall'eliminare i fattori che gonfiano artificialmente le popolazioni di ungulati".
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