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Fondi Lega: Cassazione su Bossi e Belsito, la truffa c'e stata

Fondi Lega: Cassazione su Bossi e Belsito, la truffa c'e stata

Il processo si è concluso con la prescrizione, ma per la Cassazione non ci sono dubbi sulla sussistenza del reato di truffa aggravata allo Stato da parte dell'ex leader della Lega Nord Umberto Bossi e dell'ex tesoriere del partito Francesco Belsito. La sezione feriale penale ha depositato oggi le motivazioni della sentenza - lunghe ben 76 pagine - con cui lo scorso agosto dichiarò l'intervenuta prescrizione del reato, che portò all'eliminazione della confisca nei confronti dei due imputati, mantenendo però ferma quella dei 49 milioni di euro a carico della Lega.

Con "logica motivazione", osservano i giudici di piazza Cavour, la Corte d'appello di Genova "ha spiegato le ragioni per le quali le 'macroscopiche omissioni e gli inadempimenti rilevati' non fossero riconducibili 'ad una negligente, errata o difforme tenuta della contabilita' delle spese del partito, bensì - si legge nella sentenza depositata oggi, che ricalca ampi stralci di quella di secondo grado - ad un sistema contabile caotico ed incontrollabile, gestito in modo da occultare la destinazione ad illeciti fini privati di consistenti somme uscite in contanti dalle casse e dai conti correnti del partito e per ostacolare la ricostruzione della effettiva destinazione delle uscite alle voci di spesa contabilizzatè".
La prescrizione del reato di truffa aggravata contestato all'ex segretario del Carroccio Umberto Bossi e all'ex tesoriere Francesco Belsito mantiene "ferma" la statuizione "relativa alla confisca diretta del profitto dei reati" - circa 49 milioni di euro - "disposta nei confronti della Lega Nord", si legge ancora nelle motivazioni della sentenza.

La confisca della somma di 48.969.617 euro "pari ai rimborsi erogati negli anni 2010, 2011 e 2012", che "peraltro - scrivono i supremi giudici - non ha formato oggetto specifico di alcuna impugnazione", resta "ferma" nei confronti del partito che "dette somme percepì in ragione delle condotte delittuose poste in essere dal suo legale rappresentante o da altro organo dallo stesso incaricato", cosicchè, rileva la Cassazione, "ai fini della confisca, come anche in questo caso correttamente affermato dai giudici di merito, il partito non può essere considerato estraneo al reato".
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