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Bologna, lo stalker venuto dal passato: "Ve la faccio ritrovare morta

BOLOGNA - È tornato da un passato che non si può cancellare, ma che almeno sembrava lontano. Diciotto anni erano trascorsi da quel giorno: lei, poco più che bambina, venne violentata dal suo vicino di casa. Trovò il coraggio di denunciarlo e lui finì in carcere con laccusa di violenza sessuale. Nel frattempo la vittima è diventata una donna, ha trovato un lavoro da impiegata, si è costruita una vita. Fino allo scorso gennaio. Quando lui, oggi 36enne, è tornato per vendicarsi. "Deve morire" , urlava davanti al suo ufficio a Bologna. "Vi faccio trovare il corpo davanti alla caserma", ha persino minacciato ai carabinieri che indagavano. Ieri lhanno arrestato di nuovo per atti persecutori.
È il 2001 quando un ragazzo di 18 anni stupra la vicina di casa di 12. Una violenza taciuta per tanto tempo dalla vittima. Che quando diventa maggiorenne decide di raccontare tutto. Luomo finisce alla sbarra e viene condannato a tre anni e due mesi di carcere, che sconta nellistituto penitenziario di Bollate (Milano). Esce a metà del 2018. Passano pochi mesi e torna alla carica. Cova il risentimento, la rabbia, il desiderio di vendetta. O almeno questo percepiscono i colleghi della donna, quando lo vedono spuntare sotto lufficio dove lei lavora come impiegata. "Deve morire", dice. I titolari dellattività decidono di spostare di sede la loro dipendente per la sua sicurezza. La donna, nel frattempo, chiede aiuto ai carabinieri della stazione di Bologna Indipendenza.
È costretta ancora una volta a raccontare tutto di quelluomo, del loro passato e, purtroppo, del loro presente. Denuncia anche che prima di presentarsi di persona davanti al suo luogo di lavoro, lui lha prima minacciata contattandola su Facebook e pubblicando sul suo profilo il video di un uomo che molesta una donna. Tutto questo avviene allinizio del 2019. Passano i mesi, durante i quali i militari scavano nel passato del 36enne, che non ha una fissa dimora. A settembre gli viene notificata la chiusura delle indagini, un atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Poiché gli inquirenti non riescono a trovarlo, latto arriva al suo avvocato e laggressore viene informato dei suoi guai pochi giorni fa. Sinfuria, alza il telefono, compone il numero della stazione dei carabinieri e pronuncia la frase che ha spinto prima il magistrato Bruno Fedeli e poi la giudice Francesca Zavaglia a chiedere e disporre la custodia cautelare in carcere: "Vi faccio trovare il corpo davanti alla caserma". I carabinieri lo hanno scovato a casa della madre, che vive a Bologna, e lo hanno portato alla Dozza.
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