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Processo Cucchi, la famiglia chiama a testimoniare ex ministri Trenta, La Russa e generale Nistri

Due ex ministri della Difesa e sei generali dell'Arma potrebbero essere in aula nei prossimi mesi perché chiamati a testimoniare al processo sui depistaggi riguardo alla morte di Stefano Cucchi. Il dibattimento partirà il prossimo 12 novembre. Nella lista testi presentata dall'avvocato Fabio Anselmo, compaiono gli ex ministri Elisabetta Trenta e Ignazio La Russa e il comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri. Tra i generali, Vittorio Tomasone, Leonardo Gallitelli, Tullio Del Sette, Biagio Abrate e Salvatore Luongo.
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Ieri invece nel corso del processo che vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali per omicidio preterintenzionale, la parola era passata alla difesa. "Non è stato un omicidio. Cucchi non è morto per le botte, ci sono le perizie di venti medici esperti che lo dicono" aveva attaccato Giosuè Naso, l'avvocato del maresciallo Mandolini, accusato di falso e calunnia, puntando il dito contro quello che ha definito "un processo stalinista".
Il legale ha anche criticato l'iter di tutto il procedimento in questi mesi, attraversato da testimonianze e nuove indagini parallele che hanno portato a un nuovo processo - quello sui depistaggi - nei confronti di altri otto carabinieri, che partirà appunto il 12 novembre.
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"I processi stalinisti - ha aggiunto Naso riferendosi al procedimento in corso sulla morte di Stefano, la cui sentenza è prevista il 14 novembre - si caratterizzarono così: partivano dal pregiudizio, che il più delle volte cominciava dalla personalità dell'imputato per arrivare ad affermarne la responsabilità. In questo processo non si è fatto molto di diverso". E non sono mancati gli attacchi all'ormai ex procuratore di Roma: "Mi auguro che questo processo sia l'ultimo processo dell'era Pignatone", ha detto. E ancora: "Non dico che anche questo sia un processetto - ha aggiunto alludendo alla recente sentenza sull'inchiesta inizialmente indicata come 'Mafia Capitale - altrimenti sarei anche qui esposto al pubblico ludibrio per cinque anni. Massimo rispetto per la vicenda della morte di Stefano".
Caso Cucchi, difesa Mandolini: "Fu pestato ma non mori per le percosse". E la famiglia di Stefano lascia l'aula
Processo Cucchi, la famiglia chiama a testimoniare ex ministri Trenta, La Russa e generale Nistri

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Il legale difensore del maresciallo Mandolini è poi intervenuto sul ruolo di Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri imputati di omicidio preterintenzionale e teste chiave nel procedimento, le cui dichiarazioni nel 2018 hanno dato una svolta al processo. Secondo il legale, quella di Tedesco - che ha accusato gli altri due colleghi del pestaggio di Stefano - "è una strategia interessata. Voi siete convinti che se gli agenti penitenziari fossero stati condannati nel primo processo e i problemi dei carabinieri neutralizzati, Tedesco avrebbe fatto quello che ha fatto?", ha detto rivolgendosi alla Corte.

"Le parole pronunciate da Tedesco mentre D'Alessandro e Di Bernardo stavano pestando Stefano, "Smettetela!! Non permettetevi!! Che cazzo fate?!?!", non sarebbero state sicuramente sufficienti a fermare la furia della violenza dei colleghi.
Ci doveva essere un intervento fisico come è effettivamente accaduto", ha invece commentato in un post Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che durante l'intervento del legale di Mandolini, ha lasciato indignata l'aula assieme alla famiglia. "L'avvocato Naso - ha aggiunto Ilaria su Facebook - ha concluso il processo ammettendo che Francesco Tedesco, Riccardo Casamassima e Maria Rosati hanno avuto sempre ragione. Mandolini, per bocca del suo difensore, fa il salto della barricata abbandonando i suoi compagni di merende D'Alessandro e Di Bennardo. Grazie avvocato Naso. Ha smentito tutti i consulenti medico legali che tanto le piacevano e che si erano cosi impegnati a teorizzare la caduta accidentale di Stefano. Anche l'avvocato Naso - continua Ilaria Cucchi - afferma che mio fratello è stato vittima di un feroce pestaggio. D'Alessandro e Di Bennardo sono serviti"
Di tutt'altro avviso è la difesa dello stesso Tedesco, secondo cui il carabiniere "ha rappresentato inconsapevolmente la più piccola e debole rondella di un ingranaggio smisurato e potente che per una volta ha ruotato in controfase. Lui ha cercato di fermare questo meccanismo ma ne è stato inesorabilmente travolto, investito", ha detto l'avvocato Eugenio Pini, per il quale "è Cucchi a dire che Tedesco ha urlato e l'ha salvato. Purtroppo dopo questa vicenda temo perderà il posto di lavoro e la divisa"
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