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Roma Metropolitane, la lavoratrice: "Ho pianto per rabbia. Protestavo ma i 5S erano al cellulare"

Il fratino arancione che indossa "rappresenta la nostra dignità, il lavoro e la lotta, come la tuta blu per gli operai". Ingegnere civile, rappresentante sindacale aziendale della Cgil, Daniela Orlando, 47 anni, una figlia, lunedì scorso è intervenuta in aula Giulio Cesare, nel giorno della messa in liquidazione di Roma Metropolitane: "Sarete responsabili di 149 famiglie che finiranno per strada. Dovete guardare in faccia i lavoratori mentre approvate la delibera", ha urlato alla maggioranza grillina. Poi le lacrime e l'abbraccio con il collega Natale Di Cola: "Ero arrabbiata e non sono riuscita a trattenere il pianto. Mentre parlavo e chiedevo rispetto per i lavoratori i 5 stelle guardavano il cellulare, è stato devastante".
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Cronaca


Roma Metropolitane, il tunnel senza uscita dei progettisti del trasporto sotterraneo [/url]


di MARINA DE GHANTUZ CUBBE
Nonostante le proteste, l'altra sera alle 23 l'Aula ha approvato la delibera. Cosa vi aspettate succeda adesso?

"Non sappiamo nulla, ci hanno lasciato al buio. Con la liquidazione è tutto un punto interrogativo e la certezza che qualcuno si salvi non ce la dà nessuno. Anzi, manderanno via subito tra le 60 e le 80 persone e adesso siamo consapevoli del fatto che 149 famiglie sono in bilico e non si sa che fine faranno. Abbiamo saputo che l'amministrazione ha fatto una ricognizione per vedere se c'è posto nelle altre partecipate, ma non c'è nulla di scritto, nessuna proposta, nessun tavolo di confronto".
Indossava il fratino arancione anche a luglio, all'inaugurazione del corridoio Eur-Laurentina. E anche in quel caso ha contestato Raggi.

"Ai 5S piacciono tanto i gilet gialli, ma quelli arancioni non possono proprio vederli: ogni volta che abbiamo fatto una protesta li abbiamo indossati e spesso ci sono stati sequestrati. Ma per noi è la testimonianza del nostro lavoro, per questo ieri li abbiamo nascosti sotto i vestiti e poi ho invitato tutti a tirarli fuori in Aula. A luglio volevamo esprimere la nostra rabbia perché Raggi inaugura opere che sono frutto del nostro lavoro senza invitarci, non ha mai voluto incontrarci e quando sente nominare Roma Metropolitane si paralizza. Per noi era chiaro da un anno che volessero portare l'azienda in liquidazione: nel 2018 ci hanno fatto un contratto di servizio che non copriva i costi e abbiamo lavorato come matti accelerando sulle consegne per fatturare di più e salvare i lavoratori. Ma è stato inutile, ci hanno detto di rallentare e poi ci hanno messo in liquidazione".
La mobilitazione andrà avanti?

"L'amministrazione vuole i progetti e le opere come se nulla fosse, ma è irrealistico. I lavoratori non vanno a comando della sindaca e penso che tra scioperi e stato d'agitazione non otterrà nulla. Stiamo studiando gli atti e valutando le azioni legali da portare avanti e ci stiamo preparando per il 25 ottobre. Lo sciopero generale per noi è una vittoria perché Roma Metropolitane è una società con poche persone all'interno e abbiamo bisogno di unire le lotte. La gestione scellerata delle partecipate riguarda tutti e i lavoratori se ne sono resi conto".
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