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"Lo uccido e poi mi devo mangiare il cuore", sul Gargano 15 arresti per mafia

"Lo uccido e poi mi devo mangiare il cuore", sul Gargano 15 arresti per mafia
(ansa)
"Se questo sta in giro lo uccido col martello in mezzo alla strada che poi mi devo mangiare il cuore. Gli devo zappare in testa, gli devo tagliare le mani. Lo uccido, poi dobbiamo giocare a pallone con la testa sua". È una delle intercettazioni captate dagli inquirenti della Dda di Bari nell'indagine che ha portato oggi all'arresto di 15 persone, 12 in carcere e 3 ai domiciliari, ritenute componenti del gruppo criminale Raduano di Vieste (Foggia).
Agli indagati sono contestati, descritti in 240 capi d'accusa, i reati di associazione per delinquere finalizzata a traffico e spaccio di droga, armi e ricettazione con l'aggravante mafiosa. L'operazione è stata ribattezzata 'neve di marzo' perché un grosso sequestro di droga fu possibile grazie alle orme lasciate dai trafficanti sulla neve fresca.
Stando agli atti, nell'organizzazione c'era un gruppo di picchiatori con il compito di punire i pusher che infrangevano le regole. Un primo tassello dell'indagine si è chiuso un anno fa, con i fermi dei pregiudicati Marco Raduano e Liberantonio Azzarone, già a processo insieme con Luigi e Gianluigi Troiano, che rischiano condanne tra i 20 e i 4 anni di reclusione.
Le indagini dei carabinieri sono state coordinate dai pm Ettore Cardinali, Giuseppe Gatti, Simona Filoni e dall'aggiunto Francesco Giannella. Gli inquirenti hanno evidenziato l'utilizzo di tecniche particolari, come le fototrappole che normalmente si usano per gli animali, posizionate nei luoghi abitualmente frequentati per prendere o spostare la droga. Anche da questa indagine emergono la "straordinaria capacità di controllo militare del territorio da parte della mafia garganica" ha spiegato Gatti, e "la violenza, il clima di terrore che genera una condizione di assoggettamento".
Per lo spaccio il gruppo sceglieva "luoghi simbolici della vita sociale della città: scuole, campi di calcetto, poste di pattinaggio, ristoranti" ma con questo ennesimo blitz "la stagione di Gomorra in quelle terre si può dire definitivamente conclusa. Vieste - ha aggiunto Gatti - ha avuto un risveglio di coscienza civile importante" anche grazie a un "vero e proprio accerchiamento investigativo" che per il procuratore Volpe ha consentito anche di prevenire reati "quasi come nel film Minority Report".
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