Autorizzazione

 
  •  Morto il famoso astronomo ucraino, Klim Churyumov 
  •  Nella galassia c'è anche il "terzo incomodo" 
  •  Pubblicato il progetto del comunicato finale del vertice del G20 
  •  A Kiev, stanziati 40 milioni di dollari per l'installazione dei contatori di calore nei condomini 

La Cassazione: "Non fu Mafia capitale". Cade l'aggravante del 416 bis

ROMA - "Non fu mafia". E' arrivata in serata la sentenza della Cassazione sul procedimento Mafia Capitale. La procura generale della Suprema Corte aveva chiesto la conferma delle condanne di Appello, che riconobbero per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i loro collaboratori le accuse di aggravante mafiosa ex articolo 416 bis, ma il verdetto è stato diverso. La VI sezione penale della Cassazione ha riconosciuto sì la presenza di due associazioni distinte a carattere delinquenziale, ma non la loro "mafiosità".

La sentenza della Cassazione


Per l'ex Nar Carminati e per Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, nonché per altri imputati come Luca Gramazio che si erano visti contestare l'associazione di stampo mafioso, ci sarà un processo d'appello bis per il ricalcolo delle pene alla luce della declassazione del reato in associazione a delinquere semplice.
Erano 32 gli imputati giudicati dalla sesta sezione penale della Cassazione, 17 dei quali avevano condanne per reati di mafia. La pubblica accusa chiedeva la conferma per tutti, ad eccezione del benzinaio di corso Francia, Roberto Lacopo, condannato a 8 anni in appello, per il quale si è chiesto un nuovo processo.
[url=http://]
Cronaca


Mondo di mezzo, Pg della Cassazione chiede di confermare le condanne d'Appello: fu mafia capitale[/url]


La sentenza di Appello dell'11 settembre 2018 aveva ribaltato il primo grado (che non aveva riconosciuto le accuse di mafia): Salvatore Buzzi e Massimo Carminati e altre 16 persone, una delle quali scomparsa di recente, erano state riconosciute colpevoli di reati di mafia anche se per alcuni erano stati diminuiti gli anni di detenzione. L'imprenditore delle coop è stato condannato a 18 anni e quattro mesi, l'ex Nar a 14 anni e mezzo, l'ammontare complessivo delle pene per i 43 imputati, otto dei quali assolti, aveva raggiunto quasi i 200 anni di carcere.
[url=http://]
Cronaca


Processo Mondo di mezzo, la parola alle difese: "Non fu mafia, e il malcostume del nostro paese" [/url]


Nella requisitoria, il pg Luigi Birritteri aveva sottolineato come il gruppo dell'ex Nar e del re delle cooperative romane aveva "tutte le caratteristiche dell'associazione mafiosa e rientri perfettamente nel paradigma del 416 bis".
Carminati, Buzzi e i loro collaboratori, secondo l'accusa, si muovevano "con un nuovo sistema anche con metodi criminali solitamente non violenti nei rapporti con la pubblica amministrazione perché in quel contesto bastava corrompere". "Usavano la violenza quando era necessario e grazie alla corruzione gestivano il potere politico con fini criminali" sosteneva la pubblica accusa.
Inchiesta Mafia Capitale, dal "Mondo di mezzo" a "Entro 48 ore sei morto" le frasi delle intercettazioni
Gli ermellini di piazza Cavour non sono stati dello stesso avviso e ora esultano i legali degli imputati. Replica il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma, Giovanni Salvi: "Non trovo giustificate le esultanze di qualcuno visto che la Suprema Corte ha riconosciuto l'esistenza di associazioni, nei termini affermati dalla sentenza di primo grado, che aveva irrogato pene non modeste: due associazioni a delinquere che erano state capaci di infiltrare in profondità la macchina amministrativa e politica di Roma".

I legali di Massimo Carminati


"Era una storia giuridicamente un pò forzata, per annullare senza rinvio vuol dire che la Cassazione l'ha ritenuta giuridicamente insostenibile", così a caldo l'avvocato Cesare Placanica, difensore di Massimo Carminati. "È una sconfitta del metodo di fare i processi del dottor Pignatone, che per fortuna non è più a capo della Procura, perchè fare processi alle persone sulle supposizioni per quello che si ritiene che siano e non per quel che fanno non mi sembra rispetto del principio di legalità. Questa sentenza ristabilisce questo principio che si era indebolito fortemente" ha dichiarato Giosuè Naso, avvocato di Carminati nei primi due gradi di giudizio e di Riccardo Brugia in Cassazione.

L'avvocato di Salvatore Buzzi


"Con questa sentenza sicuramente la vita del mio assistito è cambiata, per lui presenteremo richiesta di scarcerazione", così il difensore di Salvatore Buzzi, l'avvocato Alessandro Diddi. "Ora è troppo difficile fare dei calcoli, ma è stato annullato il capo di imputazione sulla mafia", ha aggiunto Diddi sottolineando "la Cassazione ha riconosciuto quello che dicevamo sin dall'inizio e cioè che c'era un sistema di corruzione marcio ma non la mafia".
La Cassazione: "Non fu Mafia capitale". Cade l'aggravante del 416 bis

Virginia Raggi in aula durante la lettura della sentenza su Mafia Capitale
Condividi

Le reazioni


"Se non era mafia allora cosa era? Un'associazione di volontariato?" Così Matteo Salvini ha commentato a Porta a Porta la notizia del verdetto data da Bruno Vespa. "Le sentenze si rispettano ma restano i dubbi, le perplessità. E non solo: resta una ferita profonda per Roma e per i romani. Per me la mafia, prima ancora dei profili giudiziari, è un atteggiamento", così Luigi Di Maio, leader M5s, in un tweet.
"Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stato scritto un capitolo molto buio della storia nostra città. Stiamo lavorando insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e rispetto dei diritti. Andiamo avanti a testa alta", così la sindaca di Roma, Virginia Raggi che ha seguito l'udienza e il verdetto in aula.
"La Corte di Cassazione smentisce l'impianto della sentenza della Corte d'Appello di Roma: Buzzi e Carminati nella capitale non avevano costituito un sodalizio di stampo mafioso che aveva in pugno tanti uffici dell'amministrazione comunale capitolina. A Roma non c'era mafia. Le sentenze si rispettano. Ma le perplessità, i dubbi, le ambiguità permangono tutte" afferma in un post su Fb il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra.
"Noi speravamo in questo e finalmente la Cassazione riscatta il dolore di questo periodo. Ho sentito Luca e siamo molti soddisfatti. E in Appello cadranno tanti reati impropriamente contestati a mio figlio", così l'ex parlamentare missino Domenico Gramazio, padre di Luca, ex consigliere comunale e regionale del Pdl, condannato a 8 anni e 8 mesi.
Parla anche l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che in primo grado, in uno dei filoni dello stesso procedimento penale, è stato condannato a sei anni per corruzione e finanziamento illecito: "Roma ha pagato troppo queste accuse, la Cassazione ha fatto giustizia". "Sono contenta soprattutto per mia figlia di 10 anni, è stata riconosciuta una cosa che era chiara", afferma all'Adnkronos Alessandra Garrone, compagna e collaboratrice di Salvatore Buzzi, anche lei condannata in appello nel processo Mafia Capitale.
"Hanno confermato che c'era un'associazione criminale che in qualche modo contaminava la città". Così Matteo Orfini, ex presidente ed ex commissario del Pd di Roma dopo la bufera giudiziaria nella Capitale, "non vorrei che si generasse un'autoassoluzione della città, perché la mafia a Roma c'è e la lotta alla mafia dovrebbe rimanere prioritaria per tutti".
"I giudici della Cassazione dicono che 'Mafia Capitale' non era un'associazione a delinquere di stampo mafioso, ma criminalità organizzata comune. Qual è la differenza, per un cittadino onesto? Difficile comprenderlo... ciò che è successo a Roma a causa di questi delinquenti rimane una 'montagna di merda'", così in un lungo post su facebook il grillino Vito Crimi, viceministro all'Interno.
lascia un commento
Video del giorno
Notizie
  • Ultimo
  • Leggere
  • Commentate
Calendario Materiali
«    Ноябрь 2019    »
ПнВтСрЧтПтСбВс
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930