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Mafia Capitale, la Cassazione dice no. Cade il 416 bis

ROMA - "Non fu mafia". E' arrivata in serata la sentenza della Cassazione sul procedimento Mafia Capitale. La procura generale della Suprema Corte aveva chiesto la conferma delle condanne di Appello, che riconobbero per Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e i loro collaboratori le accuse di aggravante mafiosa ex articolo 416 bis, ma il verdetto è stato diverso. La VI sezione penale della Cassazione ha riconosciuto sì la presenza di due associazioni distinte a carattere delinquenziale, ma non la loro "mafiosità".
Per l'ex Nar Carminati e per Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, nonchè per altri imputati che si erano visti contestare l'associazione di stampo mafioso, ci sarà quindi un processo d'appello bis per rivedere le pene, alla luce della riqualificazione del reato in associazione a delinquere semplice.
Erano 32 gli imputati giudicati dalla sesta sezione penale della Cassazione, 17 dei quali avevano condanne per reati di mafia. La pubblica accusa chiedeva la conferma per tutti, eccezion fatta per il caso del benzinaio di corso Francia, Roberto Lacopo, condannato a 8 anni in appello, per il quale si è chiesto un nuovo processo.
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La sentenza di Appello dell'11 settembre 2018, aveva ribaltato il primo grado che non aveva riconosciuto le accuse di mafia: Salvatore Buzzi e Massimo Carminati e altre 16 persone, una delle quali scomparsa di recente, erano state riconosciute colpevoli di reati di mafia. L'imprenditore è stato condannato a 18 anni e quattro mesi, l'ex Nar a 14 anni e mezzo, e l'ammontare complessivo delle pene per i 43 imputati, otto dei quali assolti, aveva raggiunto quasi i 200 anni di carcere.
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Nella requisitoria, il pg Luigi Birritteri aveva sottolineato come il gruppo dell'ex Nar e del re delle cooperative romane aveva "tutte le caratteristiche dell'associazione mafiosa e rientri perfettamente nel paradigma del 416 bis".
Carminati, Buzzi e i loro collaboratori, secondo l'accusa, si muovevano "con un nuovo sistema anche con metodi criminali solitamente non violenti nei rapporti con la pubblica amministrazione perché in quel contesto bastava corrompere". "Usavano la violenza quando era necessario e grazie alla corruzione gestivano il potere politico con fini criminali" sosteneva la pubblica accusa. Gli ermellini di piazza Cavour non sono stati dello stesso avviso.

La difesa di Massimo Carminati


"Era una storia giuridicamente un pò forzata, per annullare senza rinvio vuol dire che la Cassazione l'ha ritenuta giuridicamente insostenibile", così a caldo l'avvocato Cesare Placanica, difensore di Massimo Carminati. "È una sconfitta del metodo di fare i processi del dottor Pignatone, che per fortuna non è più a capo della Procura, perchè fare processi alle persone sulle supposizioni per quello che si ritiene che siano e non per quel che fanno non mi sembra rispetto del principio di legalità. Questa sentenza ristabilisce questo principio che si era indebolito fortemente" ha dichiarato Giosuè Naso, avvocato di Carminati nei primi due gradi di giudizio e di Riccardo Brugia in cassazione.

Il legale di Salvatore Buzzi


"Con questa sentenza sicuramente la vita del mio assistito è cambiata", così il difensore di Salvatore Buzzi, l'avvocato Alessandro Diddi. "Ora è troppo difficile fare dei calcoli, ma è stato annullato il capo di imputazione sulla mafia", ha aggiunto Diddi sottolineando "la Cassazione ha riconosciuto quello che dicevamo sin dall'inizio e cioè che c'era un sistema di corruzione marcio ma non la mafia".

Le reazioni


"Se non era mafia allora cosa era? Un'associazione di volontariato?" Così Matteo Salvini, dopo il verdetto della Cassazione su 'Mafia Capitale', ha commentato a Porta a Porta la notizia data da Bruno Vespa.
"Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stato scritto un capitolo molto buio della storia nostra città. Stiamo lavorando insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e rispetto dei diritti. Andiamo avanti a testa alta", così la sindaca di Roma, Virginia Raggi che ha seguito l'udienza e il verdetto in aula.
"La Corte di Cassazione smentisce l'impianto della sentenza della Corte d'Appello di Roma: Buzzi e Carminati nella capitale non avevano costituito un sodalizio di stampo mafioso che, mediante l'intimidazione solo paventata e la leva della corruzione, aveva in pugno tanti uffici dell'amministrazione comunale capitolina, ottenendo appalti ed affidamenti in maniera del tutto illecita", così afferma in un post su Fb il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra. Ma aggiunge: "A Roma non c'era mafia. Secondo la Cassazione. Le sentenze si rispettano. Ma le perplessità, i dubbi, le ambiguità permangono tutte".
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