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Depistaggio Borsellino, un ispettore rivela: "Mi dissero di interrompere le intercettazioni di Scarantino"

CALTANISSETTA - Dice, davanti ai giudici del tribunale: "Voglio parlare senza condizionamenti". Ed è un fiume in piena di parole, dettagli, sfoghi. Anche perché per tre anni il suo nome è stato accostato ai misteri del depistaggio: Scarantino ha sbagliato il mio cognome dice - il Giampiero di cui parlava non ero io, ma un altro collega, che si presentava col mio nome. Lispettore Giampiero Valenti non riesce a trattenere le lacrime: Io con questa storia non centro proprio nulla. Era stato solo mandato a Imperia, una o due volte non ricorda, per scortare Scarantino. Ora dice, ed è una rivelazione importante: Mi ordinarono di interrompere la registrazione di Scarantino perché il collaboratore doveva parlare con i magistrati.
Allinizio del 1995, il balordo della Guadagna trasformato in provetto Buscetta era sotto intercettazione, le telefonate sono state scoperte di recente in un archivio del palazzo di giustizia di Caltanissetta. Fu il collega Di Ganci, mio superiore, a dirmi che dovevamo staccare lapparecchio. Quando poi smise di parlare coi magistrati, mi disse di riavviare.
E una rivelazione che arriva a sorpresa nel processo dove sono imputati un funzionario del gruppo Falcone-Borsellino, Mario Bò, e due ex ispettori, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Da qualche settimana, a Messina, sono indagati anche due ex sostituti della procura di Caltanissetta, Anna Maria Palma e Carmelo Petralia. Cosa cè nelle bobine recuperate di recente? Il procuratore Maurizio de Lucia ha disposto che il contenuto venga trascritto. Ma, intanto, adesso, si scopre che i dialoghi forse più delicati non ci sono. I dialoghi che secondo laccusa potevano provare un accordo fra magistrati, investigatori e il falso pentito, per aggiustare le dichiarazioni sulla strage di via DAmelio.
Dice ancora Valenti: "Il mio compito era quello di gestire la famiglia di Scarantino e le loro esigenze: la spesa, i bambini da portare a scuola; mi è capitato pure di accompagnare lui o la signora a Imperia per una visita oculistica. Non ricordo esattamente dove si trovasse il telefono in quella casa. Quando poi finì lattività di intercettazione ci chiesero di firmare dei brogliacci. Riconosco la mia firma - dice dopo aver letto un verbale mostratogli dai pubblici ministeri Gabriele Paci e Stefano Luciani - ma nego di conoscere quella che è lattività di intercettazione. Lennesimo mistero.
Sono stato uno stupido dice Valenti - perché non avevo alcuna esperienza. Non capisco perché questo verbale non lo firmò chi gestiva lattività e lo fecero firmare allultima ruota del carro.
Unudienza dai toni drammatici. Il muro dellomertà che ancora avvolge questa storia sembra incrinarsi. Ma è un dettaglio. Di Ganci, già sentito al processo, non aveva mai raccontato di questa richiesta di interrompere le intercettazioni. E chi chiese a Di Ganci di lasciare fuori dalle intercettazioni le parole fra il falso pentito e i magistrati?
Perché non fece una relazione di servizio di quella richiesta illecita?, incalzano le parti civili, gli avvocati Pino Scozzola e Rosalba Di Gregorio. Allepoca, non mi sembrò una cosa illecita replica Valenti a chi dovevo fare una relazione di servizio? Al mio ufficio, che mi aveva chiesto di staccare quella intercettazione?.
Giampiero Valenti è uno degli investigatori più apprezzati della squadra mobile di Palermo, esce con gli occhi lucidi dallaula del tribunale. Sono stato messo nel tritacarne per tre anni sussurra la mia vita è stata distrutta, mi accusavano di essere uno dei depistatori, e invece non centravo nulla con questa storia. Oggi ho detto quello che sapevo.
Altre due volte, l'ispettore era stato interrogato nei processi Borsellino. Ma solo oggi è emerso quell'ordine che gli fu dato. Di interrompere delle intercettazioni e poi riattivarle. Qualcun altro sa, e si ostina a non parlare.
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