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Capurso, nella casa confiscata al clan una mensa sociale. Il sindaco Crudele: "Da luogo di criminali a sede di altruismo"

Era teatro di attività criminali, sarà presto un centro di recupero alimentare e una mensa sociale. La seconda vita di un appartamento a Capurso, confiscato al clan Gallo e affidato all'associazione Civitas Mariae, ha il gusto di una rinascita nel segno delle buone pratiche e della solidarietà.
L'abitazione, in largo Piscino 3, diventa infatti sede del progetto RiCibiamo (la consegna ufficiale è il 17 ottobre alle 11,30 con il sindaco Francesco Crudele, la prefetta di Bari Marilisa Magno e il consigliere regionale Ruggiero Mennea): un'iniziativa già avviata in fase sperimentale dal 2015, che si occupa del recupero dei pasti eccedenti nelle mense scolastiche, e della loro distribuzione a persone in difficoltà.
A oggi vengono recuperati mediamente 40 pasti al giorno, che altrimenti sarebbero smaltiti come rifiuti, e l'associazione Civitas Mariae provvede a consegnarli a quanti sono in condizioni di bisogno e agli anziani soli non autosufficienti, che possono così ricevere il pasto a domicilio.
La rete si è in questi anni allargata, tanto da occuparsi delle eccedenze delle mense scolastiche di Capurso e Cellamare, di quelle dei banchetti delle sale ricevimento, dei prodotti invenduti alla chiusura di panifici e pasticcerie – è stato fra l'altro siglato un protocollo d'intesa con la rete dei panificatori di Capurso – e di quelli in scadenza nelle catene di distribuzione e nei supermercati.
Tutto ciò avrà ora una sede, proprio quella che un tempo era nelle mani della malavita, e proprio lì si potrà realizzare un servizio mensa, un emporio e un frigo solidale. Sarà presente anche un centro d'ascolto per offrire assistenza e supporto a famiglie in condizioni di disagio e a senza fissa dimora.
“Un luogo per anni simbolo di prepotenza e illegalità diventa ora la casa della generosità e dell'altruismo – fa sapere il sindaco di Capurso, Francesco Crudele – Sono molto orgoglioso di come la comunità capursese ha risposto a questo progetto: società civile, volontariato, no-profit, cooperazione, ma anche molte aziende private collaborano da anni con entusiasmo e impegno per scrivere insieme questa bellissima storia di solidarietà”.
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