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Falsi Modigliani, parla il super collezionista indagato: "Tutti veri i miei quadri, da oggi piu difficile fare mostre in Italia"

La Procura di Genova ha deciso che deve andare a processo. Joseph Guttmann, mercante e collezionista d'arte, 78 anni, titolare della Global Art Exhibitions di New York, all'ormai celebre mostra su Modigliani e Moise Kisling di Palazzo Ducale aveva portato 11 opere poi finite sotto sequestro. È lui, a giudizio insieme ad altri cinque, l'imputato eccellente in uno dei più clamorosi scandali nel mondo dell'arte. Un processo che dovrà chiarire se 21 tele esposte a Genova nel 2017 siano patacche o autentici. Per la prima volta, Guttmann accetta di rispondere alle domande di un giornale. Lo fa, per iscritto, attraverso i suoi legali Massimo Boggio e Massimo Sterpi, rispondendo alle accuse di inquirenti e di esperti, e mettendo in luce la "guerra" fra esperti mondiali di Modì. Come Carlo Pepi, l'uomo che nel 1984 smascherò le finte teste di Modigliani e in questo caso ha dato il via all'indagine.
Joseph Guttmann, gli esperti della Procura dicono che le sue tele sono "grossolanamente false".

"E io sono molto negativamente colpito dalle metodologie utilizzate, dalle argomentazioni e dalle contraddizioni delle numerose relazioni depositate dai - curiosamente numerosi - esperti nominati dai pm. Questo non è il livello di competenza che ci si aspetterebbe quando si ha a che fare con un artista di fama mondiale come Modigliani. Secondo l'illustre team di esperti a cui ci siamo rivolti noi, tutti i dipinti e disegni di Modigliani sono perfettamente autentici".
E per quanto riguarda i Kisling?

"I collezionisti si affidano alla letteratura e all'esperienza di Jean Kisling, figlio di Moise, che è ed era riconosciuto come l'unico e solo esperto delle opere di suo padre, da quando suo padre è morto nel 1953 e che era inoltre titolare del diritto morale sulle opere di suo padre".
Al di là delle perizie, per Procura e Carabinieri lei è "la mente" dietro molti dei presunti falsi Modigliani sequestrati.

"Questa assurda affermazione si basa sulle dichiarazioni del signor Restellini (esperto di Modigliani, ndr), una totale e falsa invenzione, avendo peraltro egli stesso ammesso ai Carabinieri di non avere alcuna prova al riguardo. Ciò risulta dal verbale del suo interrogatorio".
Nelle indagini sono state raccolte proprio le testimonianze di Marc Restellini, ma anche dell'altro esperto Christian Parisot...

"Ho incontrato il dottor Parisot e lo considero un importante storico e studioso, che ha contribuito alla nostra conoscenza su Modigliani. Ma la battaglia si è inasprita quando il signor Restellini ha deciso di entrare in campo, cercando con tutti i mezzi di distruggere la reputazione di chiunque si sia trovato sulla sua strada. Non mi ritengo un esperto di Modigliani, ma a quanto pare lui mi vede come una minaccia, avendo di fatto condotto una campagna contro di me. Le attività di Restellini nel mondo dell'arte sono ben note e alcune sono di pubblico dominio. Tra le altre cose, la società con la quale gestiva la sua galleria commerciale "Pinacotheque the Paris" è stata liquidata per debiti. Non è un caso che l'Istituto Wildenstein gli abbia revocato l'incarico di produrre un Catalogo ragionato delle opere di Modigliani".
Come ha vissuto il giorno dei sequestri e dell'interrogatorio da parte degli agenti dell'Fbi?

"Sono stato molto turbato dalla notizia del sequestro, per me è totalmente ingiustificato e sono totalmente estraneo a qualsivoglia questione attinente l'autentica dei dipinti. Io ho solo prestato un paio delle mie opere e facilitato i prestiti di altri collezionisti che conoscevo, per il resto affidandomi completamente agli organizzatori della mostra e naturalmente alla competenza del dottor Chiappini (anche lui imputato, ndr), grande esperto di Modigliani. Non ho avuto problemi a collaborare con l'Fbi e a fornire loro le informazioni richieste. Tuttavia voglio però precisare che non sono mai stato formalmente interrogato dall'Fbi, ma ho solo risposto ad alcune domande che mi hanno posto, senza la presenza dei miei legali. Mentre in Italia, sebbene richiesta, non mi è stata concessa dalla Procura la traduzione degli atti processuali che mi consentano di comprendere le accuse che mi vengono rivolte".
Perché aveva fatto pressanti richieste per avere un documento di immunità dal sequestro per le opere prestate a Palazzo Ducale?

"Perché Modigliani è un artista nato e molto amato in Italia, io e i miei amici collezionisti eravamo preoccupati di possibili tentativi dello Stato italiano di trattenere le opere in territorio nazionale sulla base delle leggi sulla tutela del patrimonio culturale. Inoltre, poiché l'Italia - diversamente dalla maggior parte degli altri paesi sviluppati - non ha una legge sull'immunità dal sequestro di opere prestate dall'estero, l'unico modo per essere rassicurati è stato quello di ottenere una cosiddetta "comfort letter" che garantiva la loro restituzione alla fine dell'esposizione".
A contribuire all'apertura dell'indagine è stato l'esperto italiano Carlo Pepi. Lo conosce?

"No, non conosco Carlo Pepi, non l'ho mai incontrato, non ho mai letto o visto alcun contributo o pubblicazione fatta da lui su Modigliani. Di sicuro, non lo considero un esperto di Modigliani o un conoscitore del Maestro. Quello che da ultimo ho scoperto sul suo conto è che è stato sottoposto ad un processo penale per aver cercato di autenticare alcune presunte opere di Modigliani, in particolare delle teste scultoree, processo in cui fu poi assolto anche per l'impossibilità di stabilire con certezza se le opere in questione fossero vere o false".
Quale scenario vede per il prossimo anno, centenario della morte di Modigliani?

"Se il governo o le istituzioni utilizzassero gli stessi "esperti" incaricati dal pm, sarebbe un disastro. Inoltre, non c'è dubbio che questo incredibile procedimento avrà un effetto paralizzante sui prestiti dall'estero all'Italia, in particolare rispetto a Modigliani. I prestatori privati non si sentiranno a proprio agio nel prestare le loro preziose opere a importanti istituzioni italiane, se è sufficiente che qualcuno gridi al falso affinché vengano sequestrate e inizi un procedimento penale".
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