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Arrestati 12 capi ultra della Juve: ricattavano la societa per gestire il bagarinaggio. Il questore: ora a rischio Juve-Verona

Arrestati 12 capi ultra della Juve: ricattavano la societa per gestire il bagarinaggio. Il questore: ora a rischio Juve-Verona
Lo striscione degli ultrà vicino lo Stadium
Arrestati i capi ultrà della curva della Juve in un’indagine della Digos di Torino. E uno degli effetti, secondo il questore torinese Giuseppe De Matteis sarà
"sulla partita di sabato tra Juve e Verona, già sotto osservazione. Sono due tifoserie con ideologie differenti.

Ora aumentano i rischi perché sono prevedibili reazioni".
Questa mattina all'alba è scattata l'operazione “Last banner”, risultato di una lunga indagine nel gruppo criminalità organizzata della procura torinese, che ha fatto finire in manette una dozzina tra i capi dei Drughi, dei Tradizione, dei “Viking” e del “Nucleo 1985”: l'accusa è che ci fosse un accordo tra gli ultrà per mantenere il “controllo militare” della curva bianconera.In sei sono finiti in manette: Dino Mocciola, leader dei Drughi, Salvatore Cava, Domenico Scarano, Umberto Toia, leader di Tradizione, Luca Pavarino, Sergio Genre. Per altri 4, Fabio Trincchero, Giuseppe Franzo, Christian Fasoli, Roberto Drago sono stati disposti gli arresti domiciliari domiciliari. Obbligo di dimora invece per Massimo Toia e Massimo Corrado Vitale.
Secondo la pm Chiara Maina e il procuratore aggiunto Patrizia Caputo, che hanno coordinato le indagini della digos, i capi di questi gruppi avevano costituito un'associazione a delinquere che ricattava esponenti della Juventus per cercare di continuare ad avere biglietti agevolati per le partite all'Allianz Stadium e gestire così il bagarinaggio.
Arresti ultra juventus, il capo della digos: "Capillare strategia criminale"
Arrestati 12 capi ultra della Juve: ricattavano la societa per gestire il bagarinaggio. Il questore: ora a rischio Juve-Verona

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Tra gli arrestati il capo assoluto dei Drughi, Dino Mocciola, già finito in carcere all'inizio degli anni Novanta per aver ucciso durante una rapina un carabiniere e considerato uno dei responsabili delle infiltrazioni della 'ndrangheta in curva, il suo braccio destro Salvatore Cava, il leader dei Tradizione Umberto Toia. In manette anche un altro volto storico del tifo, Beppe Franzo, presidente dell'associazione “Quelli di via Filadelfia”. Altre 8 persone sono state arrestate: per tutti le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. Un bassorilievo di Mussolini è stato sequestrato a casa di Mocciola, altro materiale di estrema destra è stato trovato nella sede dei Drughi, in via Cimabue a Moncalieri. Sono molte le pubblicazioni che riportano vessilli fascisti e immagini di Mussolini. Altre perquisizioni, 35 in Piemonte, hanno riguardato altri gruppi della tifoseria in un'indagine che ha portato all'arresto dei capi della curva.

Dall'archivio. La guerra degli ultrà: avanti con il ricatto alla Juve
Altre 39 perquisizioni sono state fatte in giro per l'Italia, coordinate dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con la collaborazione delle Digos di Alessandria, Asti, Como, Savona, Milano, Genova, Pescara, La Spezia, L’Aquila, Firenze, Mantova, Monza, Bergamo e Biella.
Arrestati 12 capi ultra della Juve: ricattavano la societa per gestire il bagarinaggio. Il questore: ora a rischio Juve-Verona

Uno dei capi ultrà arrestati (Foto Alessandro Contaldo)
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L’inchiesta è partita ufficialmente circa un anno fa quando la Juventus ha denunciato il ricatto cui era sottoposta dai suoi ultrà. Era la fine del campionato 2017/2018 e la società aveva interrotto alcuni privilegi concessi ai gruppi ultrà scatenando la reazione delle tifoserie che hanno cercato di ripristinare la loro posizione di forza nei confronti della Juventus. L’indagine è slegata da un’altra operazione, condotta dalla squadra mobile di Torino, che aveva scoperto le infiltrazioni mafiose della 'ndrangheta in curva.

Gli uomini della Digos, guidati dal dirigente Carlo Ambra, hanno seguito i capi ultrà per mesi captando i continui tentativi di estorsione cui leader dei principali gruppi della tifoseria organizzata più estrema sottoponevano la Juve. Dopo anni di pace, infatti, il rapporto tra la società e il tifo organizzato si è incrinato quando per gli ultrà avere biglietti omaggio o, comunque, in numero superiore a quello consentito, è diventato più complicato. Tutto questo ha scatenato la reazione, anche violenta e minacciosa, degli ultrà: “Se non ci date i biglietti vi facciamo squalificare lo stadio con i cori razzisti” il ricatto più evidente che è andato avanti durante tutta la scorsa stagione.
Anche i bambini venivano allontanati se il posto allo stadio spettava a un capo ultras o ai colonnelli della tifoseria. Succedeva allo Juventus Stadium quando i Drughi decidevano di isolare e riservarsi una parte della curva. Gli investigatori hanno monitorato un episodio in cui un padre e un bambino non avevano potuto sedersi ai posti per cui avevano pagato il biglietto. "I capi riuscivano a gestire la curva nonostante fossero tuttti sottoposti a daspo", spiega il dirigente della Digos di Torino Carlo Ambra. "Parliamo di una situazione grave perchè danneggia tutti i tifosi oltre che la società", commenta il procuratore capo Paolo Borgna. "Ci sono stati episodi violenti nei confronti di singoli tifosi anche non appartenenti ai gruppi ultras", dice Il procuratore aggiunto coordinatore del gruppo criminalità organizzata, Patrizia Caputo - " Per controllare una parte dello stadio si muovono per certi aspetti come un gruppo mafioso ma sono condotte non sufficienti per contestare il reato di associazione di stampo mafioso", precisano Caputo e Borgna.
"È la prima volta che singoli reati vengo contestati a singole persone- precisa il questore Giuseppe De Matteis- Sicuramente questa non può essere l'unica situazione sul territorio nazionale. Questa attività della procura, assegnata alla polizia, potrebbe essere replicata con successo sul territorio nazionale con un modello che si può replicare"
L'inchiesta ha scoperchiato anche la rete di biglietterie compiacenti in giro per l'Italia che consentiva ai Drughi di recuperare in modo illecito centinaia di biglietti da rivendere poi a prezzi maggiorati. Gli investigatori hanno filmato decine di distribuzioni illecite di biglietti e individuato almeno otto ricevitorie compiacenti tra Torino, Alessandria e Roma.
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