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Inchiesta sul crollo del Morandi: cera anche chi si opponeva al sistema" del falso

Inchiesta sul crollo del Morandi: cera anche chi si opponeva al sistema" del falso
(bussalino)
Ci sono due nomi, contenuti nellordinanza di misure cautelari del gip Angela Nutini, che preoccupano non poco gli indagati di Autostrade e, soprattutto, della società gemella Spea. Sono un tecnico di settimo livello proprio di Spea e un a dirigente del Ministero delle Infrastrutture. Entrambi, per motivi opposti e in modo molto diverso, mettono i bastoni tra le ruote a chi, secondo laccusa, cerca di ammorbidire i report sui viadotti italiani che presentano criticità.

Limpiegato di Spea si chiama Alessandro Costa e lavora a Bologna. È lui per primo a rilevare, durante unispezione. che un cavo si è rotto nel viadotto Pecetti, sulla A26 nei pressi di Mele. Ed è lui che scrive nella sua relazione che con grande probabilità la rottura è avvenuta in un cavo centrale, formato da 12 trefoli (i quali sono, a loro volta, un insieme di fili). Ed è ancora lui a ritrovarsi il documento modificato dal suo superiore Maurizio Ceneri, responsabile dellufficio Collaudi e Controlli non Distruttivi. La nuova versione della relazione indica la rottura di un altro cavo, non centrale, e formato da soli 8 trefoli. In questo modo, scrive il gip, la perdita di precompressione era inferiore rispetto a quella stimata da Costa. Insomma, così il viadotto Pecetti pareva un po meno malato di quello che era. E sulla base di questo maquillage nella notte fra il 21 e il 22 ottobre scorsi un trasporto eccezionale da 141 tonnellate ha avuto il via libera di transitare sul ponte.

Costa, però, contatta più volte i suoi superiori. In unintercettazione fra Andrea Indovino, di Spea, e Angelandrea Salcuni, consulente esterno, il primo ammette: Costa più volte mi ha detto che quel fatto il cavo lì... ossia il cavo uno... è stata una deduzione fatta da altri a posteriori in ufficio. Costa, poi, collabora con gli inquirenti, i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno e i militari della Guardia di Finanza.

E infatti si legge ancora nellordinanza sottolinea di avere diffidato telefonicamente Indovino dallutilizzare la relazione falsificata. Riferiva infine di avere ottenuto la proprio relazione in versione originale così come da backup del 7 settembre 2018, che forniva agli inquirenti, nella quale compariva effettivamente la perdita di compressione stimata pari a circa il 20-25%, riferita al cavo della trave 3 composto da 12 trefoli.

Laltro nome che ricorre nellordinanza, soprannominato il mastino da alcuni indagati, è il direttore generale per la vigilanza sulla concessionarie autostradali del Mit, Placido Migliorino. Vero incubo perché in costante pressing sulle condizioni del viadotto Paolillo, sulla A16 Napoli-Canosa. Proprio una riunione imminente con il dirigente del ministero, si legge nelle carte, genera il panico negli uffici di Spea.
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Cronaca


Ponte Morandi e i falsi report, Autostrade sospende i due dirigenti arrestati, indagato anche un avvocato di Milano [/url]


di GIUSEPPE FILETTO e MARCO LIGNANA
È sempre Indovino che, parlando con il suo collega Lucio Ferretti, dice che noi dobbiamo andare avanti a tenere a bada il mastino.

Mentre Ferretti, in unaltra conversazione intercettata dal Primo Gruppo delle Fiamme Gialle, si mostra ancora una volta preoccupato: Dobbiamo evitare... eh... di fare le relazioni così su carta di formaggio, che poi dopo vanno al ministero e poi dopo si spostano tutti e ti trovi davanti a Migliorino e lui ti dice: sì va bene, hai fatto questo ma tutto il resto?.

Alla fine la filosofia di fondo è ben spiegata da Indovino ad Alcuni, io sarei dellidea di andare oltre, se poi Lucio (Ferretti, ndr) mi dice: guarda facciamo un documento alacre... ma senza fare potenziale allarmismo col ministero... dai, facciamo così.
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