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Cinque Terre, troppe licenze ai taxi del mare: e natante selvaggio

Non vogliamo che, alle Cinque Terre, succeda in mare, ciò che è successo a terra: turismo incontrollato, che invece di fare bene al territorio, rischia di distruggerlo: Roberto Benvenuto, presidente della Comunità marinara Cinque Terre, che riunisce i circoli diportistici dei cinque paesini, lancia lallarme. Hanno fatto un calcolo, insieme agli altri membri: Questanno sono state concesse 148 licenze per barche con conducente e barche a noleggio, a queste si aggiungono i 25 battelli giornalieri che percorrono lo specchio acqueo antistante le Cinque Terre, oltre a un numero imprecisato e crescente di imbarcazioni di passaggio o legate alle boe dellarea marina protetta: se le mettessimo tutte in fila, costruiremmo una diga, continua, che riunisce Riomaggiore a Monterosso, coprendo 9 chilometri di mare. Una flotta del genere come può essere compatibile con la delicatezza di unarea marina protetta?.

Ieri la comunità marinara Cinque Terre ha formalizzato la richiesta di un incontro urgente al Parco nazionale, per trovare una soluzione prima che sia troppo tardi. La pressione via terra e via mare del turismo sta diventando pericolosa, non solo perché snatura questi luoghi, perché li rende invivibili per chi finora ha scelto di rimanere a viverci, ma anche per chi, come i turisti, li sceglie per arricchirsi di unesperienza unica di immersione lenta e sostenibile nel paesaggio, assicura Benvenuto.

Da qualche tempo stanno delineandosi rischi per i bagnanti, aggiunge il presidente della comunità. Laumento dei natanti fa sì che molti non rispettino le regole fondamentali della navigazione: rimanere al di là dei 150 metri dalle spiagge e dei 100 metri dalle scogliere, oppure approdare a terra sempre perpendicolarmente alla linea di costa - indica Benvenuto - la navigazione invece avviene in continuazione sotto costa, le barche entrano nelle grotte, impediscono talvolta la libera balneazione, mettendola a rischio. Anche i pescatori si lamentano: le lenze vengono ripetutamente tagliate dalle eliche delle barche. Apprezzano limpegno della sindaca di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, ora anche vicepresidente del Parco delle Cinque Terre, i membri della Comunità marinara. E vorrebbero che misure di protezione del territorio, dei suoi abitanti e della qualità stessa del turismo, venissero messe in campo, come Pecunia ha fatto sulla terraferma, anche in mare. Non siamo contro il turismo - tiene a precisare Benvenuto - ma vorremmo che il Parco intervenisse prima che scatti lemergenza, per stabilire un giusto equilibrio tra la fruizione turistica, la vita quotidiana e salvaguardia del territorio.

Da primo contatto con i dirigenti del parco nazionale sarebbe emerso che, per questanno, sarebbe stato rilasciato un numero di licenze nautiche inferiore, rispetto allo scorso anno: Non è così: siamo in mare tutto il giorno, basta sedersi su uno scoglio con un taccuino e annotare quante barche si vedono passare, più o meno vicino alla costa, in unora: ci si rende conto che un numero di natanti in navigazione così elevato non si è mai stato, aggiunge Benvenuto. Vorremmo che il parco calcolasse quanto è il limite massimo di carico nautico che unarea marina protetta può sopportare e lo ponesse come limite, chiede la comunità. Infine, poi, cè lerosione delle spiagge, come quella di Corniglia - aggiunge Benvenuto - trentanni fa era lunga 600 metri, profonda 70. Oggi non esiste quasi più, è profonda 7 metri. Per questo dobbiamo avere cura del nostro territorio che già sta subendo modifiche pesanti. Non possiamo usarlo e basta.
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