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"CasaPound e fascista", chiusa l'inchiesta per l'aggressione corteo antiSalvini. Cassazione: giusto sequestro sede

"Riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista" sono i reati contestati dalla Procura di Bari a 28 militanti di CasaPound la cui sede di via Eritrea resta sotto sequestro. La Corte di Cassazione ha confermato i sigilli disposti a dicembre dal gip Marco Galesi, su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Rossi. Condivisa, evidentemente, la tesi secondo cui in quei locali - da cui il 21 settembre parti' "l'aggressione squadrista" a persone che manifestavano contro il ministro dell'Interno, Matteo Salvini - si fa apologia del fascismo.
È questa, del resto, l'accusa contestata a ventotto militanti di Casapound (tra i quali il responsabile del circolo barese Kraken, Giuseppe Alberga) nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, fatto notificare dal procuratore Rossi, al termine delle indagini della Digos.
Fu proprio la polizia ad avviare accertamenti nella notte del 21 settembre, dopo che alcuni manifestanti antifascisti (tra cui l'europarlamentare Eleonora Forenza) furono feriti a colpi di cinghie e manubri. All'aggressione, secondo gli inquirenti pianificata, parteciparono dieci militanti, ai quali viene contestato anche il reato di lesioni. Si trattò - scrisse il giudice del Riesame Giuseppe Battista, confermando a febbraio il sequestro della sede - "di una strategia pianificata, di violenta repressione di gruppi portatori di una diversa ideologia politica".
Una strategia che "richiama indubbiamente il metodo fascista". E fa ritenere fondato il pericolo che aggressioni di quel genere possano ripetersi nei confronti di coloro che "manifestano pensieri a loro sgraditi", muovendo proprio dalla sede di via Eritrea.
Una tesi che l'avvocato degli indagati ha cercato ripetutamente di smontare, senza però ottener ragione ne' dal Riesame ne' dalla Cassazione. Un ulteriore tentativo di discolparsi potrà essere fatto dagli indagati dopo la notifica dell'avviso di conclusione indagini, che dà loro venti giorni per presentare memorie o chiedere di essere interrogati.
Il castello accusatorio costruito dalla procura, però, è solido ed è difficile ipotizzare che possa essere smontato prima di arrivare a un processo vero e proprio. Nell'avviso di conclusione indagini compaiono anche i nomi di cinque esponenti di estrema sinistra, che, nella serata del 21 settembre, misero in atto comportamenti violenti contro le forze dell'ordine e sono accusati di minaccia e violenza nei confronti di pubblico ufficiale.
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