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Manduria, 66enne picchiato a morte: otto fermi per tortura, sei sono minorenni. "Violenti per noia"

Sono accusati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravato otto ragazzi (sei dei quali minorenni), sottoposti a fermo per aver fatto parte della baby- gang che ha bullizzato il sessantaseienne di Manduria Antonio Stano, deceduto il 23 aprile. A incastrarli i video diffusi in chat: "Terribili - li definisce il procuratore Carlo Maria Capristo - Sono video e audio che dimostrano come la violenza si autoalimentasse".
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"Violenti per noia", sempre secondo Capristo, che annuncia: "Il lavoro è solo all'inizio. Ora indaghiamo anche sui silenzi". I decreti di fermo sono stati firmati al termine delle indagini della squadra mobile di Taranto e del commissariato di Manduria, coordinate da Capristo e dalla procuratrice dei minori Pina Montanaro. In tutto sono quattordici gli indagati per le incursioni nella casa di Stano in via San Gregorio Magno, nella quale l'uomo è stato trovato in condizioni disperate il 6 aprile scorso, durante un intervento della polizia, sollecitato da una denuncia dei vicini, che avevano avuto notizia delle aggressioni.

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Approfondimento


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Quella denuncia, però, è stata la prima inoltrata al commissariato nonostante la gente del paese sapesse da tempo che Stano era vittima di violenze e soprusi da parte di baby-gang. "I video circolavano non solo nelle chat ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano", riflette la procuratrice Montanaro. Lo conferma il fatto che siano stati condivisi e commentati anche da altre persone, compresi molti adulti, come è emerso dai primi riscontri investigativi sui telefoni sequestrati ai 14 indagati. A dimostrazione di un atteggiamento di indifferenza, anche il fatto che durante le aggressioni, avvenute di notte nella pubblica via, "Stano invocava aiuto e le sue urla sono rimaste inascoltate", come ha spiegato la procuratrice. "Non spetta a noi dire se Manduria è stata omertosa - ha aggiunto Montanaro - non è compito nostro giudicare ma riscontriamo che non c'è stato controllo sociale".
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Le violenze erano state riprese con i telefonini e i filmati divulgati tramite una chat chiamata 'Gli orfanelli' (dal nome dell'oratorio della zona frequentato da alcuni di quegli adolescenti). È stato proprio l'esame dei video, in cui i ragazzi ridono e urlano durante il pestaggio dell'uomo, al grido di "polizia" e "carabinieri", a consentire agli investigatori di stringere il cerchio su otto dei quattordici indagati, identificandoli come gli autori materiali dei reati. "Gli autori erano certi dell'impunità perché la vittima era debole", spiegano dalla procura. E così nei video si sente la vittima urlare "Sono solo": era stato puntato perché diverso e incapace di difendersi".
In seguito a diverse aggressioni subite, Antonio Stano si chiuse in casa e li lo trovarono il 5 aprile i poliziotti, malnutrito e in forte stato confusionale.

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Quel giorno l'uomo rifiutò il ricovero, che avvenne il giorno seguente. Dopo diciotto giorni nell'ospedale di Manduria e diversi interventi chirurgici, il 23 aprile è morto, per un'emorragia gastrica, stando ai primi risultati dell'autopsia. La consulente medico legale della procura, Liliana Innamorato, dovrà comunque chiarire se la morte sia connessa alle botte ricevute dai ragazzi. Nei decreti di fermo non viene contestato l'omicidio preterintenzionale, che era stato inizialmente ipotizzato all'atto di apertura del fascicolo. Il 29 aprile a Manduria si sono svolte le esequie in forma privata di Stano.
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