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25 aprile, il sindaco leghista di Finale Emilia evoca il gerarca fascista. L'Anpi scende dal palco

MODENA - Bufera post-25 aprile a Finale Emilia. Durante la festa di Liberazione il sindaco di centro destra Sandro Palazzi, al momento di rendere onore ai caduti, ha citato nel suo discorso ufficiale il gerarca Gino Falzoni, che fu segretario del partito nazionale fascista nel Comune del modenese. Immediata la reazione dell'Anpi: il portabandiera è sceso dal palco per protesta. "Per l' ennesima volta il motivo della discordia è la visione distorta e chiaramente revisionista della storia che Palazzi e la sua giunta pretendono di portare avanti con disinvoltura. No, il 25 aprile non si tocca! - scrive in una nota la sezione Anpi di Finale Emilia - Evocare, da parte del sindaco, la figura di Falzoni, gerarca fascista finalese, nella giornata del 25 aprile è quanto di più sbagliato e sciagurato si sia potuto compiere!".
Nel suo discorso il sindaco ha detto che "la completa riconciliazione tra le parti protagoniste del conflitto non si è ancora interamente conseguita". Poi il passaggio su Falzoni: "Come tutti ricorderete l’omicidio dell’ingegner Gino Falzoni di Finale Emilia avvenne il 17 giugno del 1945. Con immenso dolore credo di poter affermare che non ci potrà mai essere nè pace vera, nè una completa riconciliazione fino a quando non ci sarà la volontà di riconoscere vicendevolmente le proprie responsabilità da parte dei protagonisti di allora e di chi ha ereditato i medesimi ideali”. Palazzi ha rilanciato proprio nel giorno della Liberazione una vecchia battaglia del centrodestra - ricorda la stampa locale - per riabilitare il gerarca Falzoni, ucciso dai partigiani due mesi dopo la fine della guerra.
"Pietà per i morti, ma nessun revisionismo" la replica dell'Anpi in una nota pubblicata in Facebook. "La commistione delle due parti non è possibile, anzi è pericolosa e va condannata con fermezza. Il 25 aprile non è una data adatta a tutti, non è una data aperta a tutti. Da questa, occorre lasciar fuori i fascisti e i fascismi: non c'è posto per chi ha sposato gli ideali di Mussolini, per chi ha fatto la Marcia su Roma, per chi moralmente è stato complice delle nefandezze del regime fascista". Per Palazzi, che ritorna sul tema via social, "il dolore non ha colore, se non quello del lutto" e comunque non c'è stato alcun 'caso': anzi, chi critica segue quella "sinistra ormai lontana dalla gente e, quel che è peggio, dalla verità che il tempo ha piano piano svelato: grazie comunque per avermi indegnamente paragonato a Salvini".
La polemica è più che mai accesa, tra indignazione e prese di distanza dalle parole del sindaco. Non ci sta il Pd dell'area nord, secondo il quale Palazzi "ha messo sullo stesso piano un giovane partigiano impiccato dai fascisti e un gerarca fascista vittima di un regolamento di conti nel post-Liberazione". Continuano i democratici: "Chiediamo a tutti i candidati alle prossime amministrative di prendere le distanze pubblicamente da quanto affermato a più riprese dal sindaco Palazzi. L'Anpi e il Pd lo hanno fatto da subito". Condivide per la Cgil il segretario Marco Bottura, che critica la posizione di Palazzi: "Se fosse accolta questa tesi il 25 aprile diventerebbe una festa della riconciliazione invece della festa della liberazione dall'occupazione nazifascista".
Critiche arrivano anche dai candidati emiliano-romagnoli della sinistra alle elezioni europee Silvia Prodi, Adelmo Cervi, Mauro Collina, Chiara Mancini: "Bene ha fatto l'Anpi a scendere dal palco e non avallare un modo inaccettabile e sbagliato di intendere la festa di Liberazione, sulla falsariga dell'idea che vuole darne Salvini. Il 25 aprile ricorda la vittoria degli ideali di libertà e democrazia che hanno spazzato via la dittatura fascista di cui Falzoni è stato autorevole dirigente partecipando a tutte le sue atroci fasi, marcia su Roma compresa. Una mancanza di rispetto per chi è morto per la nostra libertà, perchè la pietà umana per tutte le vittime di quella tragica pagina di storia del nostro paese non deve farci dimenticare chi erano gli oppressi e chi gli oppressori".
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