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"Padre" e "madre" sulla carta d'identita, a Torino Appendino si ribella al "governo amico" Lega-M5s

Il Comune di Torino, apripista nella lotta per i diritti delle famiglie arcobaleno con la registrazione all'anagrafe del figlio di due mamme, si ribella al provvedimento del "governo amico" Lega-5 Stelle con cui è stata abolita la dicitura "genitore 1 - genitore 2" sulla carta d'identità per tornare ai tradizionali "padre" e "madre". "Come ho sempre detto -ha twittato la sindaca Chiara Appendino - penso che questo sia un passo indietro rispetto ai tanti in avanti che sono stati fatti in questi anni a Torino in tema di Diritti. Stiamo cercando di capire quali siano i margini a disposizione per intervenire".
Torino, in piazza con la sindaca la festa delle "famiglie arcobaleno"
Solo la scorsa settimana la stessa sindaca Appendino aveva esposto dalla balconata del Comune uno stendardo che raffigurava tutte le famiglie possibili con la scritta in inglese "Torino ama tutte le famiglie, siete benvenute" in risposta al contestato convegno sulla famiglia promosso dall'ultradestra e dalla Lega a Verona.
Netta presa di posizione anche da parte di Marco Giusta, assessore comunale ai Diritti e alle Famiglie: "Un provvedimento fuori dalla realtà. Il Comune di Torino, come ha già dimostrato in passato, resta schierato a fianco delle famiglie omogenitoriali. Stiamo approfondendo con gli uffici le risultanze del decreto, e ci stiamo coordinando sia con Anci che con l'associazione nazionale Famiglie Arcobaleno che sta studiando il ricorso. Sicuramente questo non ci fermerà nella strada della registrazione dei figli e delle figlie delle coppie gay e lesbiche, a cui questo decreto non regala un nuovo genitore ma ne sottrae uno".
Anche il Piemonte dichiara guerra alle nuove carte di identità: la Regione guidata dal presidente Pd Sergio Chiamparino pagherà le spese legali a chi si sentirà leso dal provvedimento firmato dai ministri dell'Interno Matteo Salvini, della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e dell'Economia e delle finanze, Giovanni Tria.
“Secondo noi il decreto è discriminatorio – sostiene l’assessora alle Pari opportunità, Monica Cerutti – ricordiamo a tutti i piemontesi che se si riterranno lesi da questo atto potranno fare richiesta d’accesso al nostro fondo regionale anti-discriminazioni, a sostegno delle spese legali per far valere i propri diritti. Offriamo la stessa opportunità alle amministrazioni comunali che hanno competenza sull’anagrafe”.
La giunta piemontese invita “tutti a far valere i propri diritti contro ciò che è stato deciso dal governo Lega e 5Stelle che segna un passo indietro e rende difficile la vita alle famiglie omogenitoriali”.
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