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Tifoso ferito dopo avere afferrato un petardo acceso, la Juve dovr? risarcirlo con 80mila euro

La Juventus dovrà risarcire con oltre 79 mila euro un tifoso che, nel 2004, in occasione di una partita Juve-Fiorentina nell'allora stadio delle Alpi, venne ferito da un petardo lanciato dalla tifoseria ospite subito dopo un gol, e che lui aveva raccolto, acceso, per scagliarlo lontano. La terza sezione civile, con un'ordinanza depositata oggi, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla società calcistica contro la sentenza pronunciata nel 2015 dalla Corte d'appello torinese.
Il tifoso ferito aveva citato in giudizio la Juventus nel 2009: il petardo gli aveva causato danni a una mano, al volto, a un occhio e a un orecchio, per i quali gli era stata riconosciuta un'invalidità civile al 45 per cento. Il tribunale di Torino, nel 2013, aveva escluso qualunque responsabilità della società sostenendo che "per l'ipotesi di lancio del petardo la responsabilità contrattuale non sussisteva, attesa l'impossibilità di adempiere l'obbligazione di sicurezza, tenuto conto degli esorbitanti accorgimenti predisposti con l'ausilio delle forze dell'ordine per prevenire le aggressioni.
Quanto al ferimento del tifoso, secondo il giudice di primo grado, la responsabilità della Juventus non sussisteva perchè "la società aveva dimostrato di avere fatto tutto il possibile per evitare l'ingresso e il lancio di oggetti esplodenti". La condotta "colposa" era quindi soltanto quella del danneggiato, che "aveva raccolto il petardo che poi era scoppiato in mano".
Questa decisione era stata completamente ribaltata in appello, quando la Juve, invece, era stata condannata a risarcire il tifoso con 79.413 euro per il danno subito. Nella sentenza di secondo grado i giudici avevano infatti osservato che "la distanza di circa 10 metri tra le opposte tifoserie aveva risolto il problema del contatto tra queste e limitato grandemente il rischio di lancio di oggetti tra tifosi posti sullo stesso livello, ma non aveva escluso quello dei lanci in diagonale tra tifosi posti su diversi livelli e tale rischio era concreto e noto, per cui la misura adottata non era sufficiente per proteggere gli spettatori che si trovavano in diversi livelli".
Da quanto emerso dal processo, "l'oggetto esploso - aveva spiegato la Corte d'appello di Torino - aveva raggiunto la curva nord provocando lesioni" al tifoso "il quale aveva allontanato con la mano destra il petardo, perchè potenzialmente pericoloso". La condotta del ferito, dunque, non era "causa sopravvenuta sufficiente a provocare da sola le lesioni e ad escludere il nesso causale" perchè "la reazione dello spettatore era prevedibile in considerazione del tipo di evento": il tifoso "aveva tenuto una condotta istintiva e fisiologica, in difetto di prova della possibilità di una agevole fuga e di allontanare l'oggetto con un calcio", per cui sussisteva la "responsabilità contrattuale" della società calcistica.
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