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G8 2001, nell'ennesima sentenza i poliziotti definiti "barbari"

Capita che un collegio di giudici della sezione d’appello della Corte dei Conti definisca come “barbari” i responsabili di una serie di reati e comportamenti per i quali sono stati condannati penalmente e in sede di danno erariale.

Capita che uno dei soggetti così pesantemente inquadrati nella sentenza, sia Gilberto Caldarozzi, ovvero il numero due della Dia, la direzione investigativa antimafia, come dire l’Fbi italiana.

A 18 anni dai fatti il G8 di Genova continua a rappresentare una spina nel fianco della democrazia italiana, continua a far emergere le insanabili contraddizioni di uno Stato che a fronte di condanne nazionali ed europee e nonostante pubbliche, seppur tardive, ammissioni di responsabilità, non ha mai voluto far seguire alle parole i fatti. E ha così sanzionato con pene ridicole (47 euro di multa) oppure ha promosso e fatto progredire le carriere di coloro che, per dirla con i giudici del penale “hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”.

L’ennesima conferma a questo stallo arriva appunto dalla sentenza della seconda sezione d'appello della Corte dei Conti che ha confermato il pronunciamento di primo grado che condannava a un risarcimento complessivo di 110 mila mila euro, 16 poliziotti coinvolti a vario titolo nel pestaggio del giornalista inglese Mark William Covell durante il G8 del 2001. I giudici d'appello hanno in parte dichiarato inammissibili e in parte rigettato gli appelli proposti da alcuni dei poliziotti confermando la sentenza emessa nel 2015 dalla sezione della Liguria, che aveva condannato al risarcimento di 40 mila euro l'allora comandante del VII nucleo antisommossa Michelangelo Fournier e a 60 mila euro l'allora comandante del primo reparto mobile di Roma Vicenzo Canterini.

I giudici contabili avevano poi condannato, in solido, a un risarcimento di 10 mila euro: Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Nando Dominici, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Davide Di Novi, Renzo Cerchi, Massimiliano Di Bernardini, Massimo Nucera e Maurizio Panzieri.

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001, quando Covell venne picchiato dalla polizia davanti ai cancelli della scuola Diaz, riportando gravissime lesioni. Covell era poi stato arrestato con accuse che si erano rivelate false.
G8 2001, nell'ennesima sentenza i poliziotti definiti "barbari"

Mark Covell
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In via transitoria, il Viminale lo aveva risarcito con 350 mila euro (340 per le lesioni subite e 10 mila per le calunnie). Ed è proprio quella cifra, che la procura contabile contestava come danno erariale ai poliziotti, ridotta però dai giudici di primo grado a 100 mila euro per le lesioni e 10mila per le calunnie. L'appello ha confermato la sentenza.

Nel motivare le ragioni con cui vengono respinti gli appelli di tre imputati in particolare, i giudici in un passaggio spiegano che “non è vero che i predetti non fossero affatto presenti sul luogo del misfatto, quanto che ne uscirono senza partecipare alla barbarie o macelleria messicana come ebbe a definirla lo stesso Fournier, che ne sarebbe seguita, rendendosi conto della situazione…”.

Si vedrà se davvero lo Stato riuscirà a farsi pagare visto che per alti risarcimenti si è creato un incredibile corto circuito con il Ministero che risarcisce sè stesso invece di rivalersi sui funzionari infedeli (qui l'articolo di Repubblica del 2017).
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