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Genova, Comune sotto accusa per il blitz per trasferire 16 minorenni stranieri: "Uno aveva la polmonite"

Ventitré ore. È il tempo passato tra la comunicazione del trasferimento di 16 minori stranieri non accompagnati - disposto il 28 gennaio, dal Comune di Genova - e il loro spostamento in altre strutture della città. Non vi erano necessità urgenti. Non si è tenuto conto del loro percorso scolastico. E i tutori non sono stati informati. Sono tante le critiche che il Garante per linfanzia della Liguria muove al Comune per il trasloco improvviso. La nostra unica ideologia è la salvaguardia dei minori in base alla legge, ripete il Garante per lInfanzia della Liguria, Francesco Lalla, ex procuratore capo a Genova. In questo caso i diritti non sono stati rispettati.
Non si placano le polemiche per la vicenda che vede protagonisti 16 ragazzi albanesi e senegalesi di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Una vicenda ricostruita dal Garante in collaborazione con il Forum del terzo settore e le strutture che ospitavano i ragazzi, tra Genova e Varazze. E così emerso che uno dei ragazzi trasferiti era entrato nella sua ex comunità da dieci giorni, ammalato di polmonite. Un altro, che abitava a Varazze, si ritrova in centro a Genova nonostante frequenti la scuola edile di Savona. Un altro ancora da giorni non smette di piangere. Alcuni erano presenti in quelle strutture da 33 mesi, riporta Dario Arkel, responsabile dellufficio del Garante per la Regione Liguria. Anche i ragazzi non coinvolti sono scossi. Temono la stessa cosa possa succedere a loro.
Genova, Comune sotto accusa per il blitz per trasferire 16 minorenni stranieri: "Uno aveva la polmonite"

L'assessora Fassio
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Lassessora comunale ai servizi sociali Franca Fassio rivendica la scelta del Comune e spiega che le strutture cui i minori sono stati destinati il Don Bosco di Sampierdarena e una nuova struttura del Ceis in via Galata sono dedicate a ragazzi della loro fascia di età. Nei centri di accoglienza dove stavano ci sono le situazioni più disparate: compresi bambini più piccoli, anche italiani, abbandonati dalle loro famiglie. Con questa nuova esperienza insieme ad altri coetanei impareranno a crescere e vivere da soli. Martedì in consiglio comunale lassessora Fassio ha inoltre dichiarato: Gli operatori non sono tutori, in quanto il tutore è istituzionale è il Comune di Genova. Prima degli spostamenti, alla presenza degli educatori e degli assistenti sociali, sono stati fatti colloqui personali con i ragazzi. Non è stato interrotto nessun iter scolastico, in quanto solo uno frequenta, al momento, la scuola.
Dal Garante per lInfanzia contestano queste affermazioni. E forniscono lelenco dei progetti seguiti da quasi tutti i ragazzi: scuole medie, scuola edile, corsi di alfabetizzazione, corso da elettricista. Ma a essere criticata è soprattutto la modalità di trasferimento. In base alla legge il minore ha diritto di partecipare per mezzo di un suo rappresentante legale a tutti i procedimenti giurisdizionali e amministrativi che lo riguardano e di essere ascoltato nel merito. In base al regolamento delle strutture Ceas, in cui i ragazzi vivevano, le movimentazioni dei ragazzi sono concordate e programmate con adeguato anticipo, perché possono scatenare ansie e timori e devono perciò prevedere un accompagnamento alla nuova sistemazione, ossia un sostegno emotivo.
Il trasferimento è invece stato organizzato tra il 28 e il 29 gennaio. Una volta fatti i bagagli i ragazzi sono stati radunati negli uffici comunali di via Mascherona. Secondo quanto ricostruito dal Garante qui è avvenuto lunico incontro tra i ragazzi e i responsabili delle nuove comunità. LAutorità ricorda che in mancanza del tutore del ragazzo questo ruolo spetta al coordinatore della struttura che lo ospita: e allAutorità risulta che il Comune sia tutore tramite un funzionario solo in cinque casi dei 16. Uno dei ragazzi aveva addirittura un tutore volontario formato dal Garante per linfanzia e nominato dal tribunale, continuano Francesco Lalla e Dario Arkel. Non è stato nemmeno interpellato.
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