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Migranti, le Asl pugliesi sfidano il Viminale: "App multilingue e mediatori per migliorare le cure"

L'accoglienza inizia dalla salute. Lo sanno bene negli uffici dell'Asl di Taranto, come in quelli delle di Brindisi e Lecce, le tre aziende sanitarie pugliesi che hanno messo a punto un progetto dedicato ai migranti e, più in generale, agli "utenti stranieri". Si chiama Fari - Formazione, accoglienza, risposta, inclusione - e punta a "migliorare e facilitare l'accesso ai servizi sanitari e sociosanitari da parte degli utenti stranieri", riferiscono dalla Asl del capoluogo ionico, la capofila del progetto. Che, in una parola - sempre meno a la page, di questi tempi - significa integrazione. "Vogliamo accrescere la conoscenza da parte loro dei servizi e delle procedure e - si legge in una nota - migliorare l'interazione tra il servizio sanitario e sociosanitario e gli utenti stranieri".
Ed ecco i 15 mediatori linguistici e culturali previsti dal progetto (cinque per ogni Asl) che, almeno secondo i piani, dovranno essere impiegati per un anno nelle tre strutture coinvolte. O l'app multilingue per smartphone e tablet pensata per "facilitare l'acquisizione delle informazioni sull'assistenza sanitaria". Oppure, ancora, i corsi di formazione per operatori Asl, per quelli dei centri di accoglienza e per gruppi di migranti.
Ma c'è di più. Perché la Asl del capoluogo ionico ha messo nero su bianco anche un protocollo per la gestione sanitaria (e sociosanitaria) degli stranieri: "È tra i primi in Italia", sostengono dagli uffici tarantini, e definisce i percorsi assistenziali tenendo conto di quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale. Comprese le indicazioni delle autorità competenti.
Insomma, regole e procedure uniformi per medici, infermieri e psicologi - non solo della Asl - chiamati a prendersi cura dei migranti: dalle valutazioni previste nelle varie fasi dell'accoglienza, fino alle eventuali visite specialistiche o ai trattamenti in emergenza-urgenza. Un'unica carta, dunque, destinata innanzitutto agli operatori dell'Asl di Taranto. Ma che, come rimarcano dalla stessa azienda, "si rivolge a tutte le istituzioni e i soggetti privati coinvolti nel sistema di accoglienza".
In quelle righe sono state recepite le linee guida dettate nel giugno 2007 dall'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), insieme con Iss (Istituto superiore di sanità) e Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni). "Sono state adeguate alle caratteristiche specifiche del territorio ionico mediterraneo, ai fenomeni migratori che lo interessano e - dicono ancora dalla Asl di Taranto - al sistema di accoglienza predisposto nello stesso territorio".
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