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Migranti, gara di solidariet? social per malato terminale. Ora pu? tornare in Marocco

Arrivare in Marocco prima che sia troppo tardi. I medici non gli hanno dato molti giorni di vita, e da qui è nato il desiderio di riabbracciare, quanto prima e forse per l'ultima volta, la madre disabile e i due fratelli. Le sue possibilità economiche non avrebbero consentito il viaggio, durante il quale avrebbe dovuto continuare ad assumere medicinali per alleviare il dolore, ma la solidarietà glielo renderà possibile.
E' la storia del marocchino Jillali, 42 anni, da 18 in Italia dove lavora come bracciante agricolo nel Salernitano, affetto da una grave patologia oncologica. Nel nostro Paese, non ha nessuno, e tutti i suoi affetti sono al di là del Mediterraneo. Intorno a lui, grazie a un post su Facebook di una mediatrice culturale, Fatiha Chakir, si è creato nelle ultime ore un cordone di partecipazione e aiuto concreto promosso dall'associazione 'Il mondo a colori'.
"Sono meravigliata positivamente. Non me l'aspettavo. Non mi aspettavo una risposta del genere in un momento così critico sull'immigrazione", dice all'Agi Chakir. Jillali, oggi, è riuscito a imbarcarsi su un volo che, dall'aeroporto di Napoli - Capodichino, lo porta in Marocco. "Sto aspettando le foto per vedere se è andato tutto bene. Ci sono i miei zii che lo stanno aspettando", aggiunge. Ed è lei a raccontare gli ultimi mesi trascorsi dal 42enne, dalla diagnosi della malattia al momento in cui Jillali ha messo piede sull'aereo. "Ha scoperto di essere malato da due mesi. All'inizio, era convinto di avere un tumore benigno. Da un mese è ricoverato all'Hospice di Eboli e, quindici giorni prima, in ospedale.
Venerdì scorso, dopo la Tac, la situazione si è mostrata nella sua gravità. Ad agosto scorso, è stato in Marocco dalla madre. Quando è tornato, ha cominciato a sentirsi male. E' stato ricoverato all'ospedale di Salerno e da lì è cominciato il suo calvario. Il problema è che era solo e non sapeva cosa fare, tant'è che non ha usufruito nè di disoccupazione, nè di malattia", spiega. Nel messaggio affidato al social, Chakir, oltre a indicare l'Iban per la donazione, chiarisce che "chi non può aiutarlo economicamente può andare a trovare per salutarlo e per portargli una parola di conforto".
Da quel momento, Jillali "ha cominciato a vedere intorno a sè persone che gli hanno regalato un sorriso, un pò di frutta, 5 euro. Insomma, la famiglia che non aveva". Anche all'agenzia di viaggi, Chakir dice di aver trovato "persone squisite" perchè "ci hanno detto che il biglietto avremmo potuto pagarlo anche dopo". La raccolta fondi, spiega, serve non solo per il biglietto aereo, ma soprattutto per i medicinali "perchè l'ospedale ci dà solo tre giorni di autonomia di medicine da portar via. Ci sono stati anche due imprenditori che, oggi, ci hanno fatto sapere che ci danno una mano". Intanto, Jillali, conclude la mediatrice culturale, "ha intenzione di rientrare in Italia. Ci auguriamo che ci riesca perchè il medico ha detto che già è fortunato se arriva in Marocco".
Il sindaco di Eboli, Massimo Cariello, raggiunto al telefono, si dice "orgoglioso di questa bellissima iniziativa partita da nostri cittadini e che dimostra, ancora una volta, come sulle politiche dell'accoglienza occorre, sempre, un approfondimento e, quindi, mai essere populisti, nè da un lato, nè dall'altro". Il primo cittadino, evidenziando come nel comune ebolitano si "è arrivati alla terza generazione di stranieri immigrati con i nonni che accompagnano i nipoti", spiega che l'amministrazione "sta lavorando intensamente sulle regole di convivenza con le varie comunità. Grazie a Fatiha (Chakir, ndr) abbiamo avviato un percorso per riprendere la consulta degli immigrati che, di fatto, non c'è mai stata ad Eboli così da condividere con le comunità una serie di percorsi di integrazione e di rispetto delle tradizioni, le loro come le nostre", conclude.
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