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No a manifesti su obiezione coscienza: unione atei contro il Comune di Genova

In tema di diritti e minoranze è un dato di fatto che il Comune di Genova e l’amministrazione del sindaco Marco Bucci abbiano una posizione assai chiara: un muro alzato contro tutte quelle istanze che contrastano con la famiglia tradizionale o che deviano dalla morale comune, ossia quella cattolica a trazione integralista.

Questa volta sono gli atei a scontrarsi con Tursi. La situazione è simile a quella che ha riguardato il no al patrocinio del gay pride, la battaglia giudiziaria avviata per negare a due donne il diritto riconosciuto loro da un tribunale di essere registrate all’anagrafe entrambe come mamme, e da ultimo una proposta del centro destra in consiglio comunale che introduce agevolazioni e benefici ai soli nuclei familiari iscritti al cosiddetto " Registro comunale delle Famiglie".
Ora tocca a l'Uaar, Unione degli atei, agnostici e razionalisti che presenterà ricorso al Tar Liguria contro la decisione del Comune di Genova di rigettare la richiesta di affissione di manifesti per una campagna portata avanti dall'associazione sul tema dell'obiezione di coscienza in ambito medico. I manifesti raffigurano un camice bianco con stetoscopio contrapposto ad un abito da prete con il crocefisso e la scritta "Testa o croce? Non affidarti al caso". "Il Comune di Genova ha rifiutato le affissioni, adducendo come motivazione una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale e al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa", spiega una nota della Uaar. La campagna è apparsa in altre città italiane come Bologna, Palermo o la stessa Savona, città governata dal centro destra ma con un sindaco di più ampie vedute rispetto a Bucci.
«Si tratta di una censura bella e buona. E totalmente immotivata», commenta Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, dando notizia del ricorso. «La nostra campagna non fa che richiamare l’attenzione su un tema caldo: quello dell’obiezione di coscienza del personale medico e nasce dalla constatazione che in materia di salute diamo molte scelte per scontate. E se in alcuni casi ciò non comporta particolari conseguenze, lo stesso non si può dire per altri, come per la scelta del proprio ginecologo o del proprio medico di base. Sappiamo bene infatti che gli ospedali sono purtroppo pieni di ginecologi obiettori, spesso assunti e promossi proprio per la loro adesione alla dottrina cattolica, e che non sono infrequenti i casi in cui ostacolano l’intenzione di interrompere una gravidanza, o decidono di non sottoporre la gestante a diagnosi che possano condurre alla decisione di non far nascere un bimbo già condannato per tutta la vita a una malattia invalidante».

«Inevitabile la scelta di fare ricorso al Tar», ha fatto eco Gianni Solari, coordinatore Uaar di Genova. «Tanto più se pensiamo che solo pochi mesi fa, di fronte alle proteste per un maxi-poster antiabortista, il sindaco ha invocato il principio di libertà di pensiero ed espressione. Perché nel caso delle nostre affissioni non si è richiamato agli stessi principi? La nostra campagna non offende nessuno, invita semplicemente a fare scelte consapevoli in materia di diritti riproduttivi e di fine vita. La vera offesa, di cui dovrebbe preoccuparsi il primo cittadino di Genova, sono le donne private dell’accesso a un diritto. Basti pensare che in Liguria il 60% dei ginecologi obietta…».
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