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Napoli, schiaffo al razzismo: "Cure gratis per i migranti"

Napoli, schiaffo al razzismo: "Cure gratis per i migranti"

"Non è un ghetto. E non c'è canale preferenziale. È solo il nostro tentativo di superare le barriere culturali che spesso, troppo spesso, tengono lontani i migranti dalle cure di cui avrebbero bisogno ". Il professore Mario Delfino, direttore della Dermatologia del Policlinico dell'ateneo Federico II, spiega così l'iniziativa che - partita in sordina qualche mese fa - sabato mattina apre le porte dell'ambulatorio di Dermatologia a chiunque provenga da un Paese non europeo. "Chiunque tema di aver contratto una malattia della pelle o della sfera sessuale potrà venire da noi ed ottenere una prestazione sanitaria assolutamente gratuita. Senza passare per i medici curanti, i medici di base, e le loro impegnative, senza registrazioni ufficiali o prenotazioni, senza i documenti da " Straniero temporaneamente presente". Noi vogliamo rispondere al bisogno reale, e immediato, di chi ha un problema sanitario " aggiunge Delfino.
Una sorta di open day, sabato, una giornata di accoglienza senza frontiere. Appuntamento dalle 9.30 alle 12.30 al secondo piano dell'edificio 10 del Policlinico. Ma più che di ambulatorio per i migranti i medici parlano di ambulatorio di Dermatologia e Venereologia Etnica, " un presidio di prima accoglienza altamente specialistico che supera le barriere culturali, linguistiche e cliniche e assicura visite ai migranti, con o senza permesso di soggiorno " . "Abbiamo attivato - spiega Delfino - un percorso facilitato studiato per superare le barriere che spesso impediscono a chi viene dai paesi extracomunitari di accedere alle terapie necessarie " . L'ambulatorio etnico è attivo da pochi mesi, ma sino ad oggi la struttura era poco conosciuta. A fronte delle 34 mila prestazioni fatte in ambulatorio nel corso dello scorso anno, solo 300 sono quelle "etniche". Poco, rispetto alle effettive necessità dei tanti migranti che vivono sul nostro territorio. E che si scontrano con barriere spesso legate alle loro culture.
"I migranti hanno, in tanti casi, un approccio alle malattie diverso dal nostro. Hanno, tanto per fare un esempio, uno spiccato pudore che gli impedisce di scoprirsi. Un pudore legato a motivi culturali, psicologici, religiosi. Dunque il nostro approccio, quello dell'ambulatorio etnico, è " dedicato" " . Frutto di una esperienza di lavoro con gli immigrati, di un'attenzione particolare alle loro istanze. Anche i medici sono specialisti che hanno nel loro curriculum assistenziale una esperienza dedicata agli extracomunitari. C'è Patrizia Forgione, ad esempio, responsabile dell'Asl Napoli 1 del laboratorio Migranti dell'Ascalesi. C'è Nicola di Caprio, con una lunga esperienza nel casertano, dove le comunità migranti sono numerose.
"A me non piace neanche parlare di migranti - afferma Delfino - preferisco usare il termine scelto dall'Organizzazione mondiale della sanità: popolazioni umane mobili". Che poi curarle significa, anche, evitare la possibile diffusione di qualsiasi tipo di contagio. "Le malattie, molte malattie della pelle e soprattutto le malattie veneree, si contagiano. Sarebbe oltremodo stupido, oltre che contrario alla deontologia professionale, non assistere chi vive qui. Curare gli immigrati è interesse di tutta la collettività. Il nostro è un dovere di tutela di "tutta" la popolazione. Non può essere un discrimine se quell'uomo o quella donna è qui in Italia legittimamente o meno. Il malato è malato, va assistito comunque".
Che in tempi di respingimenti degli immigrati e chiusura delle frontiere suona come un monito. " Fa parte dell'etica, vorrei dire "ancestrale" che ispira noi medici. Il giuramento di Ippocrate dice che il medico deve rispettare il paziente, chiunque esso sia. Ippocrate diceva che entrando in una casa il medico deve rispettare l'uomo ( l'unico che aveva piena cittadinanza), la donna, lo schiavo. Sì, anche lo schiavo. La medicina nasce senza frontiere. Ed oggi non possiamo dimenticarcene. Non possiamo, nell'assistenza sanitaria, rinunciare ad un criterio universalistico". Fondamentale la collaborazione degli enti coinvolti nella gestione delle politiche migratorie " ed è grazie alle associazioni di volontariato che si occupano di questi temi che spesso possiamo avvalerci anche dell'aiuto dei mediatori culturali, fondamentali specie per superare gli ostacoli linguistici".
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