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Congresso Cgil, a Bari sfila l'orgoglio rosso. Dall'operaio allo studente: chi sono gli 868 delegati

A dare il benvenuto ai 2500 partecipanti, provenienti da tutta Italia, al congresso nazionale della Cgil è stato il coro del teatro Petruzzelli di Bari che ha intonato l'inno di Mameli e l'inno dei lavoratori. Con l'esibizione dei musicisti-lavoratori, proprio loro che sono riusciti a vincere grazie al sindacato una lunga vertenza con la fondazione lirico-sinfonica barese, sono partiti i lavori del XVIII congresso. Per la seconda volta, dopo il 1973 quando fu eletto alla segreteria Luciano Lama, a Bari. "Una scelta che testimonia una precisa volontà politica - sottolinea la segretaria della Cgil di Bari, Gigia Bucci - dare un segnale forte di rimettere il Mezzogiorno al centro dell'agenda politica e sindacale del Paese".
Domina il rosso. Sui pannelli, sul palco, sulle felpe. Ne indossa una con la sigla della Fiom Tomba Famara, 50 anni, origini senegalesi, arrivato da Treviso dove lavora come metalmeccanico nella Permasteelisa che fabbrica impianti di alluminio e vetro. "La Cgil dovrebbe fare da argine alla deriva razzista del Paese - dice - gli immigrati che non sono solo quelli che fanno vedere in tv, ma anche gli operai che lavorano in fabbrica. Bisognerebbe organizzare uno sciopero generale degli immigrati".
In platea tra gli invitati siedono anche gli studenti. "Solo a partire dalla formazione si può fare un passo avanti per la crescita e lo sviluppo" commenta Alessio Bottalico, 24 anni, barese, da poco coordinatore nazionale degli universitari di Link. Sui banchi all'ingresso, oltre al discorso di Susanna Camusso, vengono distribuite le copie del Manifesto e della Gazzetta del Mezzogiorno.
Il popolo della Cgil, però, non ha solo i volti noti dei segretari, ma è fatto di insegnanti, infermieri, lavoratori dei call center, precari. Roberto Iovino, 32 anni, napoletano, monitora per la Flai il sistema del caporalato in agricoltura, "un problema endemico che ha sia forme estreme come quelle del foggiano, sia altre meno violente, basti pensare alle migliaia di braccianti donne costrette a rivolgersi al caporale".
In prima fila Pamela Angiuli, dipendente amministrativa dell'Università di Bari: "Da quando ho iniziato a lavorare a 20 anni ho capito che era importante iscriversi al sindacato per far valere i miei diritti". Sulla stessa linea Maria Gesmundo, 37 anni, dipendente della Asl a Barletta, vincitrice di concorso, ma precaria per anni, "stabilizzata grazie alle battaglie del sindacato". Sempre nella sanità lavora Claudio Maggiore, infermiere all'ospedale dei Castelli ad Ariccia che spiega come "il vero problema nella sanità pubblica è la mancanza di personale con il blocco delle assunzioni e il taglio dei servizi".
Manuela Pusceddu, invece, fa parte dell'esercito dei dei call center e al sindacato, di cui fa parte da 20 anni, chiede di "combattere le delocalizzazioni e sostenere regole certe sugli appalti". I delegati di tutta Italia si confrontano, si scambiano opinioni, discutono. Anche davanti a un piatto di riso, patate e carciofi (in alternativa alle cozze): è la specialità barese preparata per il maxi buffet da offrire ai 2500 partecipanti.
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