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Morte Cucchi, il generale Nistri: "Verificheremo frasi su 'spirito di corpo'". E il legale della famiglia: "Manomesse le radiografie"

"Quanto apparso oggi sui giornali dovrà essere valutato compiutamente dall'autorità giudiziaria. Quando lo avrà fatto, verificheremo i significati da dare a frasi come 'spirito di corpo'. Quando il quadro sarà chiaro, faremo quello che dovremo fare". Sempre molto prudente il comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri, in merito al processo per omicidio preterintenzionale e alle indagini per falso che riguardano la morte di Stefano Cucchi e alle novità presentate ieri dalla procura di Roma su altri casi di depistaggio da parte dei militari. Il generale di corpo d'armata non si sbilancia di fronte alle nuove intercettazioni depositate ieri dalla Procura di Roma.

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di CARLO BONINI
Inoltre Nistri aggiunge: "Non ho mai parlato di 'mele marce' ma di persone che vengono meno al loro dovere. E il venire meno al dovere va accertato".
Intanto l'appuntato Riccardo Casamassima, che con le sue dichiarazioni aveva contribuito a far riaprire le indagini sulla morte di Cucchi, indicando come responsabili del pestaggio dei suoi colleghi, ha deciso di denunciare Nistri per diffamazione. Un argomento su cui il comandante generale preferisce non parlare trincerandosi dietro un secco: "Non ho nulla da dire".
Audio La telefonata: "Con questo caso mi stanno abboffando le p."
Le novità dell'indagine per depistaggio rischiano di far esplodere un nuovo caso nell'Arma in merito alla vicenda Cucchi. "Bisogna avere spirito di corpo, se c'è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare" avrebbe detto, secondo quanto riferito da un carabiniere intercettato al telefono mentre parla con un collega, il comandante del Gruppo Napoli, Vincenzo Pascale. La conversazione telefonica è tra i due carabinieri in servizio alla caserma Vomero Arenella di Napoli del 6 novembre scorso: sono il maresciallo Ciro Grimaldi e il vice brigadiere Mario Iorio e la trascrizione è contenuta in una nota della Squadra mobile di Roma del 17 gennaio ed è stata depositata agli atti del processo per morte del geometra romano, deceduto il 22 ottobre del 2009, una settimana dopo l'arresto. L'autore di quella frase, invece, sarebbe - secondo Iorio - il comandante Pascale.
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Nel 2009 Grimaldi era in forza alla caserma Casilina di Roma, cioè quella in cui venne portato Cucchi per il fotosegnalamento: secondo il racconto del carabiniere Francesco Tedesco, è in quella caserma che i suoi colleghi e coimputati (per omicidio preterintenzionale) Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo picchiarono Cucchi.
Pochi giorni dopo quell'intercettazione, Grimaldi doveva andare a testimoniare al processo Cucchi bis. Inoltre altre prove sono state depositate anche a carico di Mandolini, che sarebbe stato l'autore di una richiesta a un altro militare: modificare la relazione di servizio relativa alla notte in cui Cucchi fu arrestato.
Ma c'è anche un altro versante: oltre alle numerose anomalie già emerse, ci sarebbero state "manomissioni e nuovi risvolti anche sulla documentazione che era stata fornita in ambito medico legale dopo la Tac eseguita sul corpo di Stefano Cucchi". In sostanza, ci sarebbero state anche irregolarità nelle radiografie del giovane geometra già cadavere. A denunciarlo è Fabio Anselmo, legale della famiglia. Secondo la documentazione depositata agli atti, sarebbe stato esaminato un tratto di colonna che include solo metà soma della vertebra in questione (la L3) e il tratto di colonna vertebrale esaminato post-mortem non corrisponderebbe quindi a quello che andava radiografato.
L'analisi comparata delle immagini radiografiche e delle Tac è stata eseguita attraverso il presidente della società italiana di radiologia, Carlo Masciocchi, che verrà sentito dalla Procura di Roma nei prossimi giorni.
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