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Caritas lombarde contro il decreto Salvini: "Continueremo ad accogliere i migranti, rispondiamo alla nostra coscienza"

Una decisione netta: le Caritas della Lombardia non allontaneranno dai centri che gestiscono i migranti che, in base al Decreto sicurezza, perderanno il diritto all'accoglienza. Gli ospiti, rimarranno nei centri, a totale carico degli organismi ecclesiali. "Rispettiamo le istituzioni e collaboriamo lealmente con loro, ma in questo caso la nostra coscienza ci impone di andare oltre quanto previsto dallo Stato, per il bene dei nostri ospiti, ma anche delle comunità che le accolgono, che si troverebbero a fare i conti con migranti abbandonati a loro stessi e quindi facile preda dei circuiti irregolari, dentro i quali si annida ogni cosa", spiega Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana e delegato regionale.
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Il rifiuto di applicare il cosiddetto 'decreto Salvini' riguarderà, in particolare, i titolari di permesso per motivi umanitari e coloro che riceveranno il nuovo permesso per protezione speciale che non potrebbero più essere accolti nel nuovo sistema di accoglienza (gli ex Sprar). Si stima che saranno quindi almeno 500 gli ospiti che beneficeranno di questa scelta e che, diversamente, secondo il nuovo provvedimento del governo - diventato legge 132/18 - sarebbero usciti dal sistema di protezione. Gualzetti ha anche annunciato che se le Caritas diocesane parteciperanno alle nuove convezioni con le prefetture continueranno in ogni caso a garantire, sempre a proprie spese, i percorsi di integrazione avviati: corsi professionali, tirocini in azienda. E continuerà l'impegno, con Caritas Italiana, per incrementare il numero degli ospiti accolti attraverso i canali umanitari "che consentono ai migranti in condizione di grave vulnerabilità di giungere nel nostro Paese senza dover affrontare i rischi delle traversate del Mediterraneo gestite dagli scafisti".
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Su 26.864 ospiti complessivi accolti in Lombardia, attualmente sono 4.514 i migranti presenti nelle strutture delle dieci diocesi lombarde. Di questi 3.129 si trovano nei centri di accoglienza straordinaria gestiti in convezione con le prefetture, 847 negli Sprar dei Comuni, 163 nel centri per minori stranieri non accompagnati. Oltre la metà, 2293, sono presenti nella rete di accoglienza diffusa della Diocesi di Milano, 1204 nella Diocesi di Bergamo. Il resto nelle diocesi di Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano.
Oggi anche la senatrice a vita - e sopravvissuta ai campi di sterminio - Liliana Segre, incontrando gli studenti alla Scala di Milano e parlando loro dell'Olocausto, ha fatto un riferimento alla situazione attuale e alla politica italiana sull'immigrazione: "Anch'io sono stata una clandestina nella terra di nessuno, io lo so cosa vuol dire essere respinti quando le frontiere sono chiuse. Quando si ergono muri. Io lo so cosa vuol dire quando si nega l'asilo. Io sono una che le ha provate queste cose. Sono stata una richiedente asilo. Mi disse l'ufficiale svizzero che non era vero che in Italia c'era la guerra e ci rimandò indietro".
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