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Morte Cucchi, il carabiniere al collega: "Bisogna avere spirito di corpo e aiutarsi se si ? in difficolt?"

Morte Cucchi, il carabiniere al collega: "Bisogna avere spirito di corpo e aiutarsi se si ? in difficolt?"
Stefano Cucchi
"Bisogna avere spirito di corpo, se c'è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare". Questo avrebbe detto, secondo quanto riferito da un carabiniere intercettato al telefono mentre parla con un collega, il comandante del Gruppo Napoli, Vincenzo Pascale. La conversazione telefonica tra i due carabinieri è stata intercettata il 6 novembre scorso, a processo in corso, e la trascrizione è contenuta in una nota della squadra mobile di Roma del 17 gennaio ed è stata depositata agli atti del processo per morte del geometra romano, deceduto il 22 ottobre del 2009 una settimana dopo l'arresto. E' la prova che, come già successo in passato, si continua a cercare di depistare le indagini. Di annacquare le responsabilità dei carabinieri coinvolti.
Nell'intercettazione presente nella nota della Squadra mobile di Roma si fa riferimento a due telefonate intercorse il 6 novembre tra il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Iorio e il maresciallo Ciro Grimaldi, entrambi in servizio presso la stazione Vomero-Arenella di Napoli. Grimaldi, all'epoca dei fatti in servizio presso la stazione Casilina, è stato sentito come testimone dal pm Giovanni Musarò il 21 novembre.
Nell'intercettazione Iorio riferisce al collega quanto dettogli dal colonnello Pascale: "Mi raccomando dite al maresciallo che ha fatto servizio alla Stazione - afferma nell'intercettazione Iorio riportando al maresciallo Grimaldi le parole del loro superiore - lì dove è successo il fatto di Cucchi...di stare calmo e tranquillo..mi stanno rompendo, loro e Cucchi". E ancora Iorio riferisce al collega le parole del comandante: "Mi raccomando, dovete avere spirito di corpo, se c'è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare".
Un mantra che, probabilmente, il militare ha sentito più volte in questi anni. Al collega, esasperato, dice: "Mi raccomando qua e mi raccomando là...il fatto di Cucchi...Cucchi di sopra e Cucchi di sotto...mi stanno abboffando le palle, loro e il fatto di Cucchi".
Da oggi a ieri, come in un flashback. Dalle carte depositate emergono anche i tentativi fatti quando Cucchi morì di nascondere le responsabilità dei carabinieri. Il maresciallo Davide Antonio Speranza, in servizio presso la stazione del Quadraro, ha messo ai verbale quello che avvenne nei giorni successivi alla morte del 31enne. "Mandolini quando lesse la nota di servizio disse che non andava bene e che avrei dovuto cestinarla perché avremmo dovuto redigerne una seconda in sostituzione della prima - ha detto ai pm nell'interrogatorio del 18 dicembre scorso - Il contenuto di tale annotazione fu dettato da Mandolini e lo scrissi io, alla presenza anche di Nicolardi, quindi stampammo e la firmammo a nostro nome....Ripensandoci a posteriori all'epoca peccai di ingenuità, perché mi fidai di Mandolini e Nicolardi che erano più anziani e avevano più esperienza di me". Mandolini e Nicolardi sono entrambi imputati nel nuovo processo. Parlando delle due versioni delle note di servizio, Speranza afferma che nella prima versione si affermava che "Cucchi era in stato di escandescenza" mentre nella seconda versione, sul punto, si afferma che "è doveroso rappresentare che, durante l'accompagnamento, non lamentava nessun malore né faceva alcuna rimostranza in merito".
Tra gli atti depositati, infine, c'è anche un ordine di servizio in cui compare la scritta "bravi" nello spazio dedicato alle note dei superiori. Sul punto il maresciallo afferma: "Non so dirvi per quale ragione, nella parte dell'ordine di servizio dedicata alle annotazioni dei superiori è scritto 'Bravi', considerato che avevamo fatto una mera azione di routine e che nel momento in cui l'ordine di servizio fu redatto Cucchi era già morto". Ma evidentemente qualcuno aveva apprezzato quelle "modifiche".
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