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Trivelle nello Ionio, ? caos. Di Maio autorizza e Costa precisa: "Mai firmato, mai lo far?"

È caos sulla vicenda del via libera alle trivellazioni per la ricerca del petrolio nel mar Ionio. "Da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò", ha fatto sapere il titolare dell'Ambiente, Sergio Costa, in un post su Facebook dove annuncia di essere al lavoro assieme al ministero per lo Sviluppo economico (Mise) per inserire nel decreto Semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti. "Non sono diventato ministro dell'Ambiente per riportare l'Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione".
"I permessi in questi giorni dal Mise", il ministero retto da Luigi Di Maio - prosegue ancora Costa - "sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sí dato dal ministero dell'Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra amica dell'ambiente. Noi siamo il governo del cambiamento e siamo uniti nei nostri obiettivi. Siamo e resteremo contro le trivelle. Quello che potevamo bloccare lo abbiamo bloccato. Siamo per un'economia differente, per la tutela dei territori e per il loro ascolto. Anche per questo incontrerò personalmente i comitati No triv di tutta Italia. Per lavorare insieme a norme partecipate, inclusive e che portino la soluzione che tutti aspettiamo da anni".
Sulla vicenda era intervenuto a gamba tesa anche il governatore pugliese Michele Emiliano. "Impugneremo le nuove autorizzazioni rilasciate dal Mise a cercare idrocarburi nel mar Ionio. Ci siamo sempre battuti in difesa del nostro mare, e continueremo a farlo", aveva detto il presidente della Regione riferendosi e in particolare della pubblicazione, il 31 dicembre scorso sul Buig, il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse, di tre nuovi permessi di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2mila 200 chilometri quadrati a favore della società americana Global Med Llc, con sede legale in Colorado (Stati Uniti). "La battaglia contro le trivellazioni nei mari pugliesi continua - aveva attaccato Emiliano - Luigi Di Maio e Costa come Matteo Renzi e Carlo Calenda. Con la differenza che almeno Renzi e Calenda erano dichiaratamente a favore delle trivellazioni, mentre Di Maio e Costa hanno tradito ancora una volta quanto dichiarato in campagna elettorale".
Il sottosegretario al Mise Davide Crippa (M5s) assicura che "è stato avviato l'iter di rigetto per sette permessi di ricerca del petrolio in Adriatico e nel Canale di Sicilia". E aggiunge: "Lasciando da parte inutili e sterili polemiche, sono più che disponibile a incontrare le associazioni convinto che un lavoro a più mani ci possa permettere di fermare nel modo più celere queste trivellazioni".
Ma il governatore pugliese non sente ragioni e continua: "Avrebbero potuto bloccare nel programma di governo e quindi nella legge finanziaria tutte le ricerche petrolifere in Italia, come avevamo sempre detto di voler fare. La mia solidarietà affettuosa a tutti i militanti del Movimento 5 Stelle della Puglia che purtroppo avevano creduto alle affermazioni su Ilva, Tap, trivellazioni e su tante altre cose che si stanno svelando speranze deluse per sempre".
Emiliano conclude: "La Regione Puglia non farà un diverso trattamento al governo Conte rispetto ai governi precedenti, non siamo persone che fanno due pesi e due misure a seconda delle convenienze. La Regione Puglia difenderà il suo mare in ogni sede e con tutti i mezzi disponibili".
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