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Processo Due agosto, la Corte d'Assise acquisir? l'agenda originale di Gilberto Cavallini

Processo Due agosto, la Corte d'Assise acquisir? l'agenda originale di Gilberto Cavallini
Gabriele Adinolfi, ex leader di Terza Posizione, nell'udienza odierna del processo Cavallini sulla strage del 2 agosto 1980 (ansa)
BOLOGNA - La Corte d'Assise di Bologna acquisirà l'agenda originale sequestrata a Gilberto Cavallini il 12 settembre del 1983 (data del suo arresto), agenda che si trova "presso la Procura generale di Bologna, che ha dato il nulla osta per il rilascio". E' quanto ha disposto il presidente della Corte, Michele Leoni, nell'ambito del processo che vede imputato l'ex Nar per concorso nella strage del 2 agosto 1980.
Il particolare è emerso al termine dell'udienza di oggi, dopo che il pm Enrico Cieri ha spiegato che la Procura, su richiesta di uno dei legali di parte civile (che ha segnalato che la copia già prodotta non è completamente leggibile), si era attivata per recuperare l'originale, scoprendo che si trova appunto in Procura generale, dove tra l'altro è in corso l'inchiesta per individuare i mandanti della strage.
Leoni ha inoltre annunciato che nell'udienza del 19 dicembre intende chiedere ai testi di polizia giudiziaria Goffredo Rossi e Antonio Marotta, dei rapporti tra il cardinale Ugo Poletti, Franco Giuseppucci (uno dei capi della banda della Magliana, ndr) e Enrico De Pedis (altro boss della banda, ndr). In particolare "se il padre di De Pedis era soprannominato 'Caino' e cosa faceva tra il 1980 e il 1983". Questo perché, ha spiegato Leoni, nell'agenda dell'ex Nar Stefano Soderini è indicato il numero del cardinale Poletti e la sentenza di primo grado sulla strage di Bologna contiene numerosi riferimenti a personaggi della banda della Magliana. Inoltre anche "nell'agenda di Cavallini compare il nome 'Caino' e a fianco di quel nome sono indicate numerose armi, con la scritta 'portare a Caino' e 'prendere da Caino'". Lo riferisce l'Ansa.
Nell'udienza odierna è stato sentito Gabriele Adinolfi, uno dei fondatori e leader di Terza Posizione: "La pista fascista è stata una falsa bandiera e la strage è servita a favorire il compromesso storico". Ha sottolineato di essere stato "parte offesa nel processo sulla strage e sono stato oggetto di tre tentativi d'accusa da parte dei servizi deviati e della P2".
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