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Pernigotti, notte in fabbrica contro la chiusura decisa dai proprietari turchi: "Ora Di Maio deve aiutarci"

Prima notte di "occupazione", con assemblea permanente, nello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure dopo l'annuncio della proprietà turca, la Toksoz, di volerlo chiudere per trasferire all'estero la produzione dopo ben 158 anni di attività. "Tutte le istituzioni facciano in modo che si dica basta con gli industriali stranieri che rubano i marchi italiani. E' come vendere il Tricolore", protesta Johnny Chavez, uno dei 100 lavoratori (oltre a 80 interinali) che rischiano il posto, bandiera tricolore sulle spalle per rendere la protesta ancora più visibile. "Siamo qui e continueremo a restarci per difendere il nostro posto e il futuro delle nostre famiglie - aggiunge - ma abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, cominciando dal ministro Luigi Di Maio, affinché la proprietà ritiri questa proposta indecente".
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"Non si può strappare un pezzo di cuore alla città in questo modo, comunicando la cessata attività da un giorno all'altro - rimarca il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere - Bisogna mobilitare tutte le istituzioni italiane per salvare i 100 dipendenti più l'ottantina di interinali". I sindacati invieranno oggi la unettera al Ministero dello sviluppo economico per chiedere di aprire un tavolo sulla questione. L'azienda ha chiesto a sua volta un incontro sulla cassa integrazione "in cassazione", ma i sindacati ritengono che non ci siano i presupposti per un accordo e aspettano il tavolo al ministero per ottenere la cassa integrazione straordinaria per "situazione industriale complessa".
"Va convocato il tavolo di crisi e va costretta l'azienda a tornare indietro. Non dobbiamo assolutamente permettere che un'azienda che aveva preso degli impegni nel 2013 e 2014 li butti a mere così, sulla pelle dei lavoratori. Quindi noi daremo piena collaborazione al governo per salvare questa azienda, questi posti di lavoro". Così Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera: "Sulle crisi di questo tipo - aggiunge - il ministro dello Sviluppo economico avrà tutta la presenza e l'appoggio anche delle opposizioni per i provvedimenti che riterrà utili fare. Non credo che bisogna fare cassa integrazione in cessazione, che dà già la premessa alla chiusura dello stabilimento".
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